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MANTEGNA E BELLINI VISTI DA ERMANNO OLMI ALLA PINACOTECA DI BRERA

Da  martedì 3 dicembre 2013 la Pinacoteca di Brera presenta un nuovo scenografico allestimento curato dal grande regista Ermanno Olmi di due dei suoi maggiori capolavori: il Cristo morto di Andrea Mantegna e la Pietà di Giovanni Bellini.

Il 3 dicembre dalle ore 17 alle 19 il pubblico potrà accedere alla Pinacoteca e vedere gratuitamente la nuova collocazione
, di grande rigore e poesia, secondo la cifra stilistica del grande regista.

Skira
che ha sostenuto i lavori con il main sponsor Van Cleef and Arpels, pubblica il catalogo che illustra il nuovo allestimento, realizzato in collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano.

05/12/2013 09:49 am

GIUSEPPE VERDI E LE ARTI AL GAM DI MILANO

GIUSEPPE VERDI E LE ARTI AL GAM DI MILANO - Mondopressing   Marzo 2015

In occasione delle celebrazioni per il bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi, la Galleria d’Arte Moderna di Milano, luogo considerato “verdiano” per i legami delle sue collezioni con la vicenda artistica e biografica del maestro,celebra il grande maestro con la mostra

Giuseppe Verdi e le arti , a cura di Paola Zatti con Fernando Mazzocca, Angelo Foletto e Vittoria Crespi Morbio;l’iniziativa è promossa e prodotta da Presidenza del Consiglio dei Ministri,Comitato Nazionale per le celebrazioni verdiane e dal Comune di Milano. 

La mostra, allestita nelle sale del museo (in particolare quelle dedicate alla stagione romantica) intende documentare un aspetto inedito della vicenda verdiana, e cioè il legame del maestro con il mondo delle arti figurative.

 

Presenta una serie significativa di dipinti, sculture, bozzetti e costumi di scena provenienti da musei pubblici, dalla collezione privata del musicista,custodita nella casa di Busseto, dalla Casa di Riposo per i Musicisti di Milano e dall’archivio e dal museo del teatro alla Scala di Milano. É suddivisa in 4 sezioni principali la prima delle quali approfondisce il legame tra il maestro e  l’ambiente culturale e artistico della Milano romantico risorgimentale, che ne vide sorgere ed affermarsi il mito. 

Nel grande spazio della Sala da Ballo  la sezione centrale della rassegna documenta, attraverso alcuni capolavori di Francesco Hayez  e Domenico Morelli, quello scambio dialettico che intercorse tra la grande pittura di soggetto storico e il melodramma, quindi tra la pittura e la produzione musicale operistica dell’Ottocento. 

Il legame professionale che Verdi seppe instaurare con alcuni artisti, e il suo personale intervento nell’ideazione di ogni aspetto relativo alla rappresentazione teatrale, dalla realizzazione delle scenografie, alla recitazione alla confezione dei costumi, viene approfondito nella Sala del Parnaso attraverso una suggestiva elezione di costumi di scena, bozzetti e figurini di proprietà del teatro alla Scala. 

Milano, Galleria d’Arte Moderna Sale monumentali del piano nobile di Villa Reale 

6 dicembre 2013 – 23 febbraio 2014  

Organizzazione e catalogo Electa  

A cura di Paola Zatti con Fernando Mazzocca, Angelo Foletto  e Vittoria Crespi Morbio 

Orari: Da martedì a domenica dalle ore 9:00 alle 13:00 e dalle ore 14:00 alle 17:30 Ultimo ingresso ore 17.15 

Giorni di chiusura: tutti i lunedì non festivi, 1 gennaio, 25 dicembre 

Ingresso Gratuito

04/12/2013 10:53 am

FRANCESCO DONADEI A MILANO DAL 5 DICEMBRE

FRANCESCO DONADEI  A MILANO  DAL 5 DICEMBRE - Mondopressing   Marzo 2015

 Prima personale nella città di Milano  di Francesco Donadei, artista romano che racconta il suo universo interiore con un linguaggio trascendentale e simbolico presso la Flagship Premier di Barclays via dei Mercanti, 10 Milano

Dopo precedenti esposizioni a Roma, coronate da successo di pubblico e di critica, Francesco Donadei, artista di ispirazione metafisica, presenta per la prima volta a Milano, una trentina di lavori di recente realizzazione nella prestigiosa Flagship Premier di Barclays, in Via dei Mercanti, 10. 

Francesco, cresciuto in un clima eccentrico e vivace, sin da bambino si appassiona all’arte e alla musica; lo svelano i suoi lavori in cui ricorre sempre uno strumento musicale: il violino come strumento affascinante dalle linee sinuose, armoniche e morbide come quelle di una donna, e l'arpa estremamente elegante e raffinata, inno per eccellenza alla donna e alla musica.

Il suo esordio nella pittura è condizionato dall’ambiente familiare in cui cresce. Sono fondamentali per il suo sviluppo creativo due figure: il padre, professore di Discipline pittoriche del primo liceo artistico di Roma, e il nonno materno, restauratore di opere prestigiose. 

L'artista enfatizza in ogni sua opera "l'aurea spirituale", intesa come forza ed unicità applicata ad ogni essere vivente come pure alla materia  sottolineando l'energia che da tutto emana. 

Al cocktail di inaugurazione, che si terrà giovedì 5 dicembre alle ore 19.00, interverranno Autorità ed estimatori dell'autore. 

Per informazioni: Mail: f.donadei@yahoo.it

Mobile: +39 333 290 490 8

 

02/12/2013 09:28 am

AL MUSEO DEL NOVECENTO DI MILANO PELLIZZA DA VOLPEDO E IL QUARTO STATO

Dal 15 novembre 2013 al 9 marzo 2014 il Museo del Novecento ospita la mostra Giuseppe Pellizza da Volpedo e il Quarto Stato. Dieci anni di ricerca appassionata, a cura di Aurora Scotti Tosini.

L’esposizione intende mettere a fuoco la complessità dei valori e dei significati di un quadro-simbolo del XX secolo come Il Quarto Stato che, dopo una lunga permanenza alla Galleria d’arte moderna di Milano, è oggi esposto al Museo del Novecento ad aprirne il percorso museale.  

La mostra presenta circa trenta opere tra disegni e dipinti di Pellizza da Volpedo allestiti nello spazio mostre al piano terra del museo. Nell’atrio del Museo inoltre è esposta la radiografia a grandezza naturale del Quarto Stato, scelta che vuole essere punto di partenza per riflettere su una possibile ricollocazione dello stesso. Così come fu per l'acquisto dell'opera - nel 1920 tramite una pubblica sottoscrizione -  il Museo chiederà ai cittadini e ai visitatori di esprimere il loro parere in merito ad un eventuale spostamento del capolavoro di Pellizza, trasformando così l'atrio in sala museale. 

L’allestimento per Pellizza da Volpedo sviluppa una idea semplice: concentrarsi su quegli elementi delle opere che ne costruiscono l’ambiente: strade, muri e luce.

Le opere di Pellizza sono ambientate nelle piazze e nelle strade di Volpedo, contornate da muri che ne accompagnano ancora oggi nello stesso modo, con la loro materia ruvida, i percorsi cittadini. Sono le quinte urbane davanti alle quali hanno luogo, oggi come allora, le storie di vita delle persone che vi camminano.

I quadri di Pellizza da Volpedo, oltre a essere legati a un luogo preciso, sono anche caratterizzati da un momento preciso dell’anno e da un’ora precisa del giorno: il mezzodì estivo, illuminato dalla luce abbacinante e calda dell’estate. La medesima luce visibile oggi come allora.

Una luce che si riscopre recandosi a Volpedo in quelle giornate estive e che suggerisce il più corretto sguardo per comprendere in pieno l’opera di Pellizza. 

All’interno dello spazio espositivo, si ricostruisce un muro ideale, che ci accompagna nella strada percorsa dall’artista nei quindici anni occorsi per la realizzazione del suo quadro più importante: il Quarto Stato.

Il muro lungo il suo intero sviluppo si compone di una materia scabra, ruvida, colorato di una tinta imprecisa che vibra e riverbera sotto la luce come la pittura divisionista delle opere di Pellizza.  

Il dipinto è il frutto di un costante impegno culturale e sociale e di un progressivo raffinamento della tecnica pittorica compiuti da Pellizza nel corso di un decennio, tra la fine del XIX e l’alba del nuovo secolo. 

La lunga e studiata vicenda creativa di quest'opera, fondamentale per l'arte italiana ed europea, conduce a una lettura in profondità dei suoi significati e della sua portata storica, sociale, culturale. 

Pellizza, proprio a partire dalla sua formazione in storia e filosofia, si era convinto della necessità di confrontarsi con le problematiche sociali e politiche dell’Italia unita, in particolare quelle dello sciopero e della protesta popolare, temi che affronta in disegni e bozzetti ad olio realizzati dal 1890, assecondando la convinzione che la pittura di storia doveva trattare temi di assoluta contemporaneità. 

La mostra è accompagnata da un libro di approfondimento su Il Quarto Stato edito da Electa. 

 SCHEDA INFORMATIVA 

Sede Museo del Novecento, via Marconi 1, Milano

 

Apertura: lunedì 14.30 – 19.30

martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30 – 19.30

giovedì e sabato 9.30 – 22.30

 

Biglietti : intero 5 euro

ridotto 3 euro (studenti universitari,

over 65, dipendenti comunali)

 

Info: 02.884.44061 - www.museodelnovecento.org

 

Visite guidate: Civita. Info e prenotazioni 02.43353522

museodelnovecento@civita.it 

 

Main Sponsor :Bank of America Merrill Lynch

Finmeccanica 

02/12/2013 09:22 am

LA MOKA SI METTE IN MOSTRA

LA MOKA SI METTE IN MOSTRA - Mondopressing   Marzo 2015

A MOKA SI METTE IN MOSTRA

80 anni di un’intuizione geniale diventata mito

 

“Il caffè della Peppina / non si beve alla mattina / né col latte né col the / ma perché, perché, perché? /        La Peppina fa il caffè / fa il caffè con la cioccolata / ma ci mette la marmellata / mezzo chilo di cipolle / quattro o cinque caramelle / sette ali di farfalle / e poi dice: "Che caffè!!!”

Chissà quante nonne, per spronare i loro nipotini a stare un po' più tranquilli, hanno intonato (e continuano a farlo) almeno i primi versi di questo notissimo motivo nato durante la 13° Edizione dello “Zecchino d’Oro” (1971), Manifestazione dedicata alle canzoni per bambini.                                                                               Da anni anni in ogni casa è presente almeno una particolare macchinetta chiamata Moka, oggetto differente da qualsiasi altro accessorio utilizzato nelle cucine. Secondo la versione più popolare e credibile della storia, il suo “inventore” , l’industriale Alfonso Bialetti, la pensò intorno agli anni Venti, osservando alcune lavandaie che facevano il bucato in una vasca con al centro un tubo dal quale fuoriuscivano acqua calda e sapone che si distribuivano sui panni. Questa procedura di bollitura e distribuzione dell’acqua fu alla base del progetto. La moka è composta da quattro elementi in alluminio, ai quali si aggiunge una guarnizione sostituibile e un manico in bachelite. Il brevetto originale prevedeva che la sua forma fosse unicamente ottagonale. Il nome deriva dalla città di Mokha nello Yemen, una delle prime e più rinomate zone di produzione del caffè, in particolare della pregiata qualità arabica. Fino al secondo dopoguerra d’uso locale, la moka Bialetti è oggi icona del caffè italiano in tutto il mondo, presente nella collezione permanente del Triennale Design Museum di Milano e del MoMA di New York. Per quanto oggi ne circolino diverse varianti, la forma della moka Bialetti e i materiali con i quali viene prodotta non sono mai cambiati: di fatto la caffettiera è sempre la stessa, da ottant’anni.                                                                                                             Proprio questo ragguardevole compleanno è al centro di diverse iniziative organizzate dall’Azienda, la più importante delle quali è una bella e particolare mostra ospitata al Museo della Permanente.                             Ci inoltriamo in un viaggio suggestivo che racconta la storia della caffetteria e della produzione del caffè: una sezione intera illustra il passaggio dalla pianta alla tostatura, dal chicco alla tazzina, per poi arrivare a una esclusiva selezione di antiche caffettiere e strumenti utilizzati per la preparazione del caffè, che hanno preceduto l’invenzione della Moka Express. Prima esistevano altri modi per preparare il caffé in casa, alcuni dei quali vengono usati ancor oggi. Nel 1802 il francese Antoine Descroisilles inventò la caffettiera di terracotta. Esisteva la caffettiera all’americana, composta da un bollitore con un filtro, in cui la bevanda si ottiene per per colamento: nacque nel 1873 e fu poi perfezionata in Germania. Quella ad infusione, sistema Melior, fu inventata in Francia nel 1947, mentre le prime macchine per l’espresso apparvero in Italia intorno al 1906.  La caffettiera napoletana viene inventata a Napoli, a partire dalla prima caffettiera a filtro costruita nel 1691 da Du Belloy. Il nome del suo inventore resta sconosciuto. In città l’uso del caffè si diffonde a fine ’700, grazie a un libello del gastronomo Pietro Corrado contenente una canzonetta in difesa del caffè, presentato come bevanda dell’ospitalità, dell’amicizia e del buon augurio.                                   L’invenzione della moka rivoluzionò la consuetudine di bere il caffè in Italia. Un gesto fino ad allora confinato prevalentemente nei bar divenne un’abitudine casalinga, grazie a uno strumento relativamente economico e facile da usare. Dall’archivio storico Bialetti Industrie sono qui presentati oggetti unici mai esposti prima. Nell’area centrale, cuore della mostra, vediamo la Moka Express edizione 1933, la capostipite dall’inconfondibile design nata dall’ingegnosità di Alfonso Bialetti e prodotta in serie dal figlio Renato, che ebbe l’intuizione di sfruttare la nascente industria della pubblicità affidando la creazione del mitico omino coi baffi alla matita di Paul Campani, che poi venne “animato” protagonista per diversi anni anche in Televisione durante il “Carosello”. Poco distante fa bella presenza una Moka formato gigante, pezzo unico, nelle tonalità verde, bianco e rosso,  con cui l’azienda ha reso omaggio ai 150 anni dell’Unità d’Italia. La seconda parte del percorso mostra il complesso processo produttivo della Moka, dalla fusione dell’alluminio al confezionamento, dalla produzione artigianale con preziosi macchinari d’epoca, a quello industriale dei giorni nostri. Quindi una sezione speciale dedicata alla comunicazione e all’inventiva di Renato Bialetti, figlio di Alfonso, il baffuto uomo che puntò e divenne poi protagonista caricaturale del “Carosello”.                                                                                                                                                          La visita di questa mostra rappresenta anche l’occasione per partecipare alle numerose attività che la Società ha previsto per tutti gli appassionati di caffè: corsi di degustazioni, lezioni dedicate alle caffettiere, incontri riservati a scuole ed università, laboratori per i più piccoli, che questa bevanda non l’assumono ancora ma che in futuro potrebbe essere, almeno per una volta al giorno, la chiusura dei loro pasti.

 

Verranno effettuate inoltre le premiazioni dei vincitori di due concorsi, “Moka Express Yourself”                 e “Moka Celebration” lanciati da Bialetti nei mesi scorsi. Il calendario completo degli eventi è disponibile sul sito Internet www.mokabialetti.it e sulla pagina Facebook di Bialetti Industrie.  Un’iniziativa, questa, artistica, documentaria e didattica nel suo insieme; cambiano le mode, i gusti, le abitudini, cambiano politiche, Capi di Stato, Sovrani, Papi…ma riteniamo che, non avrà mai a modificarsi il piacere di un buon caffè e di ascoltare l’inconfondibile gorgoglìo prodotto dalla Moka.

“Ecco il caffè, signore, caffè in Arabia nato, / e dalle carovane in Ispaan portato. / L’arabo certamente è il caffè migliore; / mentre spunta da un lato, mette dall’altro il fiore. / Nasce in pingue terreno, vuol ombra    o poco sole. / Piantare ogni tre anni l’arboscel si suole. / Il frutto non è vero, ch’esser debba piccino, /        anzi dev’esser grosso, basta sia verdolino, / usarlo indi conviene di fresco macinato, / in luogo caldo e asciutto, con gelosia guardato. / …A farlo vi vuol poco; / mettervi la sua dose e non versarlo al fuoco. /     Far sollevar la spuma, poi abbatterla a un tratto. / Sei sette volte almeno, il caffè è presto fatto.”

                                                                                   (Carlo Goldoni, commedia “La sposa persiana”)

Museo della Permanente – Via Turati 34, Milano; fino all’8 Dicembre 2013                                            Orari: dalle 10 alle 20, ingresso gratuito

Fabio Giuliani 

01/12/2013 10:27 pm