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BNL FESTEGGIA I SUOI 100 ANNI CON UNA MOSTRA DI FOTOGRAFIE

               Mostra ideata dalla Banca per celebrare i 100 anni di attività

A cura di Francesco Bonami ed Emanuela Mazzonis
 
Roma, MAXXI - Spazio D
da giovedì 4 luglio a domenica 29 settembre 2013
ingresso libero
 

    

  
 
BNL Gruppo BNP Paribas ha presentato oggi allo spazio D del MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, la mostra “the sea is my land.” Artisti dal Mediterraneo. Ideata e realizzata da BNL, l’iniziativa - a cura di Francesco Bonami ed Emanuela Mazzonis - si inserisce tra le attività promosse dalla Banca in occasione del proprio centenario.
 
L’esposizione riunisce opere, di fotografia e video, realizzate da 22 artisti, uno per ciascuno dei paesi  bagnati dal Mar Mediterraneo. Ad essi si aggiunge Rori Palazzo, vincitrice con  “Dream#01/La mia casa” del concorso online che BNL ha dedicato agli artisti under 40.
 
the sea is my land” sarà aperta gratuitamente al pubblico da giovedì 4 luglio sino a domenica 29 settembre 2013, presso lo Spazio D del MAXXI di Roma.
Su bnl.it e su pinterest.com/bnlbnpparibas - nuovo canale istituzionale aperto in occasione della mostra -  sarà possibile visualizzare le opere, le immagini dell’inaugurazione e le foto degli artisti che vi hanno partecipato.
 
Nel corso della presentazione della mostra, è stata annunciata l’opera che, tra le oltre 140 in esposizione, è stata selezionata da una giuria internazionale per entrare a far parte della collezione di BNL che, ad oggi, vanta circa 5.000 opere, tra cui spiccano capolavori dell’arte classica e moderna, nonché creazioni di giovani talenti contemporanei. L’opera vincitrice è “Two Palestinian Riders, Ben Shemen Forest” (2011) dell’artista israeliano Dor Guez (Gerusalemme, 1980) scelta per la particolare rispondenza al tema della mostra. Inoltre l’opera “Never Land” (2008) dell’artista cipriota Christodoulos Panayiotou (Limassol, 1978) ha ricevuto una menzione speciale da parte della giuria.
 
La giuria, che si è riunita questa mattina, era composta, oltre che dal curatore Francesco Bonami e dall’AD di BNL, Fabio Gallia, da Giovanna Bertazzoni, Head of the London Impressionist and Modern Art Department, Christie’s; Daniel Birnbaum, Director Museum, Moderna Museet Stockholm; Cristiana Collu, Direttore del Mart, Museo Arte Contemporanea di Trento e Rovereto; Gregor Muir, Executive Director, Institute of Contemporary Arts, London.
 
All’incontro di oggi sono intervenuti Luigi Abete e Fabio Gallia, rispettivamente Presidente e Amministratore Delegato di BNL Gruppo BNP Paribas; Giovanna Melandri, Presidente della Fondazione MAXXI; i curatori Francesco Bonami ed Emanuela Mazzonis.
Presenti, inoltre, i componenti della giuria internazionale e molti degli artisti partecipanti all’esposizione.
 
 
 
DOR GUEZ | Two Palestinian Riders, Ben Shemen Forest, 2011 |  Diapositiva a colori,  Plexiglas,  alluminio,  lightbox  125 x 300  cm © Dor Guez Courtesy l’artista, Carlier Gebauer Gallery, Berlino
 
 
30/07/2013 02:51 pm

DUE GRANDI MOSTRE AUTUNNALI PER MENDRISIO E RANCATE

 

  • A Mendrisio e a Rancate due grandi mostre sul paesaggio Carlo Carrà, al Museo d'arte di Mendrisio
  • L'Ottocento tra città e campagna, alla Pinacoteca Züst di Rancate 

La presentazione è avvenuta a Milano   mercoledì 3 luglio, ore 11.30 presso l'Istituto Svizzero Via Vecchio Politecnico 3 (Centro Svizzero)





Due mostre, in altrettante sedi, a poca distanza, a Mendrisio e a Rancate nel Canton Ticino, a qualche chilometro dal confine con l'Italia.
Ad accomunarle, oltre alla vicinanza geografica, è il tema: il paesaggio, ovviamente "letto" in ambiti diversi ma altrettanto affascinanti.
In ordine di tempo, il primo appuntamento è al Museo d'Arte di Mendrisio dove, dal 22 settembre 2013 al 19 gennaio 2014, si potrà ammirare la grande mostra "I paesaggi di Carrà". L'esposizione curata da Elena Pontiggia e da Simone Soldini, in collaborazione con Chiara Gatti e Luca Carrà, è la prima ampia monografica su Carrà e il tema dei paesaggio, oltre ad essere la prima retrospettiva allestita da un museo svizzero sull'opera di questo grande protagonista della pittura moderna europea.
Vi saranno riunite tutte le più importanti opere sul tema, dagli inizi del percorso artistico del Maestro e sino alle opere sue ultime. Per Carrà il paesaggio fu spunto continuo di sperimentazione.
Da una pittura di sintesi egli passa a una forma mediata di impressionismo, da un'immagine realista a una visione onirica e surreale, sempre ottenendo risultati di straordinaria intensità.
In questo concetto di rappresentazione mitica della natura rientrò a partire dalle grandi composizioni d'inizio anni '30 anche la figura, come testimoniato dalle opere selezionate per la mostra.
A margine della retrospettiva viene presentata una selezione di opere di autori ticinesi, dipinte tra il 1920 e il 1950, che intende gettare un po' di luce sulla grande influenza esercitata da Carrà sul contesto locale ticinese; cioè, sul suo determinante ruolo nel passaggio da un'arte ancora ottocentesca ad una moderna.

Le date del 1830 e del 1915 racchiudono le immagini dei cambiamenti della società, sia contadina che urbana, fissati sulla tela dai maggiori artisti attivi in area lombarda e ticinese in quei decenni.
Questo l'affascinante racconto che la Pinacoteca cantonale Giovanni Züst di Rancate (Mendrisio) propone dal 13 ottobre 2013 al 12 gennaio 2014 con la suggestiva rassegna "Un mondo in trasformazione. L'Ottocento tra poesia rurale e realtà urbana" a cura di Giovanni Anzani ed Elisabetta Chiodini.
La mostra ripercorre i cambiamenti intervenuti in questo momento storico cruciale. Lo fa attraverso una novantina di capolavori eseguiti dai maggiori protagonisti della cultura figurativa ottocentesca lombarda e ticinese. L'oculata scelta delle opere si prefigge d'illustrare l'evoluzione della pittura di paesaggio, rurale e urbano, tra il 1830 e il 1915, appunto, con le conseguenti implicazioni sulla società. Non solo paesaggi quindi, ma anche scene di vita quotidiana.
Sono vedute urbane di Giovanni Migliara, Giuseppe Canella e Carlo Bossoli, ancora di impronta romantica, mentre Carcano, Franzoni, Feragutti Visconti e Mosè Bianchi documentano l'irrompere dei nuovi fermenti nella società. Accanto alla fatica della vita contadina e alla miseria che alberga nelle zone suburbane, trovano spazio i lussi e i sollazzi della borghesia descritti in quadri che trasmettono la spensieratezza delle classi sociali più agiate. La denuncia sociale si fa esplicita nelle opere di Luigi Rossi, Pietro Chiesa, e di AngeloMorbelli, che tocca tematiche come la prostituzione minorile e ritrae gli anziani ricoverati al Pio Albergo Trivulzio. A quest'ultimo artista, che riassume nella sua opera tutte le tematiche della mostra, si dedica un'intera sala.
E ancora Segantini, Longoni, Pellizza da Volpedo, Berta e Sottocornola, con paesaggi che tolgono il fiato e che la presenza umana rende ancora più coinvolgenti. Infine, ad aprire una finestra sulla prima fase del Novecento, le opere prefuturiste di Boccioni.
I vari nuclei tematici della mostra verranno accompagnati da testi poetici e in prosa, coevi ai dipinti e a loro legati per tematiche o atmosfere, al fine di evocare in maniera ancor più vibrante lo spirito dell'epoca.


Nelle due mostre, il paesaggio raccontato, meglio reinterpretato da Carrà e dagli artisti del secolo a lui precedente. E tutto intorno il paesaggio di un angolo bellissimo della Svizzera ticinese, una terra di colline e piccoli borghi, luoghi che avrebbero potuto ispirare (e in taluni casi lo hanno anche fatto) pittori che, unendo ambienti e storie, colgono atmosfere, situazioni, scorci che sulla tela diventano capolavori.

03/07/2013 05:55 pm

A LONATO ARTISTI DI STRADA

          Alla Rocca Viscontea di Lonato del Garda (Brescia) si svolgerà nei giorni 20-21-22 luglio la manifestazione “La Rocca delle Meraviglie - Artisti di strada ed Incanti dal mondo”. La rassegna è una proposta artistica che punta sulla qualità, sul fascino dell’esotico, sulla capacità degli artisti di strada di trasformare ogni evento in un’occasione di festa con il coinvolgimento di un pubblico di tutte le età.

Per l’occasione si potranno ammirare, tra l’altro, i grandi attraversamenti su filo del funambolo e recordman di attraversata Andrea Loreni; la danza del leone della compagnia Italy Lion and Dragone dance che include atleti cinesi che si esibiranno in numeri di grande suggestione e di incredibile  difficoltà; danze rituali del Bengala, con il gruppo Milon Mela, fondato dal maestro Abani Biswas, già collaboratore di Grotowsky. Milon Mela propone, tra l’altro, danze Chhau, caratterizzate da acrobazie e magnifiche maschere; dall’Etiopia, con Fekat Circus, arriverà un giovanissimo circo etnico che comprende acrobati, giocolieri e una bravissima contorsionista. L’ancestrale potere del fuoco verrà invece mostrato dal gruppo messicano Quetzalcoatl, maestri nella manipolazione del fuoco e nel creare situazioni di grande tensione emotiva.

La Rocca delle Meraviglie  riserverà anche spazio per il divertimento, grazie alla comicità di Wanda Circus, dei  Bandaradan, band itinerante con un vasto repertorio musicale e di battute e di molti altri artisti. Chi vorrà fare le ore piccole avrà tante opportunità musicali e di spettacolo fino alle due di notte. La manifestazione sarà arricchita anche da un Mercatino di artigianato artistico e di interessanti proposte gastronomiche.

Orario di apertura: dalle 18.00 alle 02.00 - Ingresso euro 5 - Bambini fino a 12 anni 2 euro.

                                      Carlo Torriani

02/07/2013 08:27 pm

RICHARD MEIER- ARCHITETTURA E DESIGN

RICHARD MEIER- ARCHITETTURA E DESIGN - Mondopressing  Luglio  2014

"Il bianco come simbolo della modernità" (Richard Meyer) 

Senza conoscerne l'autore, a Roma mi sono innamorato della chiesa del Giubileo 2000 voluta da Papa Giovanni Paolo II: una forma pensata a solcare mari e cieli come fece colui che la ordinò, con le sue 'vele' curve che ricordano la barca di Pietro. Qui pensai che il connubio felice fra architettura e Chiesa committente è possibile anche ai tempi nostri, così diversi da quando nacquero le grandi cattedrali gotiche e rinascimentali. Informatomi sul progettista scoprii che era l'architetto americano Richard Meier e, colpito dal suo genio interpretativo, decisi che ne avrei approfondito la conoscenza. L'occasione mi è offerta ora dalla Fondazione Bisazza che gli dedica un'ampia e inedita retrospettiva, la prima in Italia e in Europa, per celebrare i suoi cinquant'anni di attività professionale come designer e architetto attraverso modelli e fotografie. Questa mostra è la terza dopo quelle dedicate a John Pawson (co-prodotta con il Design Museum di Londra) e un'installazione di Arik Levy.

Maria Cristina Didero, Direttrice della Fondazione, afferma: "Ogni progetto espositivo si basa su un'esposizione, sulla commissione di un pezzo site-specific che viene realizzato dalla Fondazione e successivamente acquisito e infine su un programma di lectute pubbliche. Pawson, Levy e Meier non avevano mai lavorato nè con Bisazza nè col mosaico lasciando un segno oltre la mostra con l'inserimento dei loro lavori nella collezione permanente della Fondazione."

L'intervento site-specific di Meier è un bosco geometrico fatto di elementi verticali rivestiti in mosaico bianco; in proposito egli dichiara: "La luce naturale è l'elemento fondamentale del nostro lavoro e spero che questa installazione generi un'esperienza avvolgente e intima per il visitatore." La mostra si sviluppa su circa 1000 metri quadri in cui sono raccolti i progetti delle architetture, gli oggetti di design e il progetto, non costruito, del World Trade Center Memorial di New York, dove, fino all'11 Settembre 2001, esistevano le Torri Gemelle. 

Alcune note biografiche sul Maestro.

Richard Meier nasce a Newark il 12 ottobre 1934. Si laurea alla Cornell University nel 1957 per poi intraprendere un viaggio per l'Europa, dove ha modo di conoscere Le Corbusier. Tornato negli Stati Uniti, insieme agli architetti Peter Eisenman, John Heiduk, Michael Graves, Charles Gwathmey fonda il gruppo New York Five, con l'intenzione di portare avanti le idee di Le Corbusier; nel 1967 arriva ad esporre al MoMa. Nel 1963 nel suo appartamento progetta il suo primo edificio, una residenza per i genitori a Essex Fells nel New Jersey, e subito dopo la Smith House a Darien (Connecticut), l'edificio che comincerà a dargli una fama internazionale. Nel 1967 lavora alla conversione dei vecchi laboratori della Bell nel Greenwich Village di Manhattan, ottenendo ottime critiche dal mondo dell'architettura e della stampa. Gli anni Ottanta segnano l'affermarsi della sua fama a livello internazionale. Nel 1984, a soli 49 anni, diventa il più giovane architetto ad aver mai vinto il Pritzker Prize; nello stesso periodo, ottiene commissioni per importanti edifici come il Getty Center di Los Angeles e l'High Museum of Art di Atlanta. Tra i riconoscimenti più importanti ricordiamo: Royal Gold Medal dal Royal Institute of British Architects (RIBA), nel 1989; Laurea honoris causa dall'Università degli Studi di Napoli Federico II nel 1991; Nominato dal Governo Francese Commander of Art and Letters nel 1992. Per approfondire la sua figura e opera si può fare riferimento al sito Internet www.richardmeier.com.

Gli spazi della Fondazione sono una piattaforma della cultura del Design contemporaneo: vediamo qui in permanenza, fra le altre, opere di Sandro Chia, Alessandro Mendini, Fabio Novembre, Mimmo Paladino, Marcel Wonder, Ettore Sotsass, Patricia Urquiola; tutti connubio fra arte e mosaico. Un mirabile ritorno all’antico. La Didero ci anticipa che nel Febbraio 2014 verrà inaugurata una nuova mostra: quella di Candida Hofer, pensata e curata dalla stessa artista.

 

Fondazione Bisazza – Via Milano 56, Montecchio Maggiore (Vicenza)

Fino al 28 Luglio 2013; orari: da mercoledì a domenica 11-18; ingresso gratuito;

Per informazioni: Tel. +39.0444.707690; sito Internet: www.fondazionebisazza.it

 

Fabio Giuliani

03/07/2013 08:56 pm

LA LOMBARDIA E LE ALPI

LA LOMBARDIA E LE ALPI - Mondopressing  Luglio  2014

Storia, avventura, coraggio (e anche arte) dalle Alte Quote 

Il 12 Agosto 1863 un gruppo di alpinisti formato da Quintino Sella, Giovanni Barracco, Paolo e Giacinto di Saint Robert compì la prima salita sul Monviso (da dove, per chi ancora non lo sapesse, nasce il fiume Po). Oltre al significato dell’impresa in sé, quella scalata fu in pratica il preludio della fondazione del Club Alpino Italiano da parte di Sella, il cui nipote Vittorio, erediterà poi la passione per l’alpinismo unendola alle sue capacità di fotografo, lasciandoci bellissime poetiche immagini in bianco e nero (spesso “seppiate”), frutto di numerosi viaggi in Italia e all’estero, e lodate persino dal celebre professionista americano Ansel Adams.

Costituito il 23 ottobre 1863 a Torino, il CAI è una libera associazione nazionale costituita da Soci riuniti liberamente in Sezioni, coordinate in raggruppamenti regionali che, come recita l’articolo 1 del suo Statuto, “ha per iscopo l’alpinismo in ogni sua manifestazione, la conoscenza e lo studio delle montagne, specialmente di quelle italiane, e la difesa del loro ambiente naturale”.

All’interno dell’ordinamento italiano, la struttura centrale del Club Alpino Italiano si configura come un Ente pubblico non economico, mentre tutte le sue strutture periferiche (Sezioni, raggruppamenti regionali e provinciali) sono soggetti di diritto privato. Tra le tante attività organizza corsi di addestramento per guide alpine, spedizioni naturalistiche e speleologiche, contribuisce al mantenimento e alla salvaguardia ambientale, alla manutenzione dei rifugi in altura, promuove attività scientifiche e didattiche per una sempre maggiore conoscenza dell’ambiente montano nelle sue diverse sfaccettature, dalle strutture alla popolazione locale.

La mostra milanese documenta quanto il legame del CAI con il territorio della Lombardia sia strettissimo. Sette sono le sezioni storiche fondate nell’Ottocento: Bergamo (1873), Como (1875), Cremona (1888), Lecco (1874), Milano (1873), Monza (1899) e Sondrio (1872). E’ inoltre frutto della collaborazione tra il CAI e il Touring Club Italiano la completa descrizione alpinistica, ma anche geografica, storica e naturalistica del territorio lombardo, con i 16 volumi della “Guida dei monti d’Italia”, oltre 8000 pagine, migliaia di schizzi, cartine e fotografie, pubblicati dal 1934 ai giorni nostri. “La montagna insegna a vivere la ricchezza della solitudine attraverso la pratica del silenzio e dell’ascolto interiore – hanno sottolineato il giorno dell’inaugurazione l’On. Guido Podestà Presidente della Provincia di Milano e Novo Umberto Maerna, Vice Presidente e Assessore alla Cultura – L ’uomo riscopre in essa il senso di comunione con la natura, di appartenenza con il tutto creato, coglie l’intenso significato di fratellanza con ogni cosa. Nel paesaggio alpino la preminenza assoluta è data dalla natura e dal suo incanto nello sguardo attento dell’uomo sensibile. Nella montagna il paesaggio diviene il luogo in cui si congiungono Natura, Uomo e Dio, la consacrazione sublimata della bellezza mistica che offre all’osservatore un profondo senso di perfetto ed infinito, oltre a riconoscere la limitatezza della dimensione umana rispetto all’infinito ed al trascendente. (…) Con la mostra di Spazio Oberdan dedicata al CAI la Provincia di Milano si pone tra gli altri l’obiettivo di trasmettere ai visitatori questi profondi significati, soprattutto alle giovani generazioni.” 

La mostra vuole essere anche lo specchio dell’operosità lombarda che trova riscontro nella frequentazione sportiva della montagna: fra le curiosità va annoverato il “Rampichino”, prototipo dell’odierna mountain bike, lanciato a Milano con una grande campagna pubblicitaria negli anni Ottanta, le scarpette da arrampicata “aerlite” con cui i sassisti della Val di Mello hanno mandato in pensione i vecchi scarponi, il curioso “arpione Roseg” commercializzato dalla Sezione Valtellinese del CAI che ha innovato la tecnica dell’arrampicata su ghiaccio.

Assieme ad altri fra i tanti personaggi che hanno contribuito a valorizzare la storia dell’alpinismo in Lombardia, l’esposizione ricorda anche il medico milanese Vittorio Ronchetti, primario dell’Ospedale Maggiore, che un secolo fa, tra il 1907 e il 1913, effettuò ben cinque spedizioni nel Caucaso centrale.  Viene inoltre sottolineata l’importanza di un’altra eccellenza regionale: la capacità di raccontare su libri e giornali la montagna e l’alpinismo, un’attività in cui Dino Buzzati fu maestro assieme a una eletta schiera di alpinisti-scrittori quali Antonia Pozzi, Clemente Rebora, Ettore Zapparoli e Giovanni Bertacchi. In una sala, insieme a scritti e documenti d’archivio vediamo il celebre “Duomo di Milano” in forma di montagna dolomitica, dipinto dallo stesso Buzzati. .

Il Comitato scientifico della mostra è composto da: Pino Brambilla (presidente Commissione cinematografica CAI Sezione centrale), Piero Carlesi (presidente Commissione cinematografica CAI Sezione di Milano), Giuseppe Garimoldi (scrittore, pittore, tra i maggiori esperti di fotografia di montagna), Angelo Recalcati (storico, collezionista di libri e cimeli legati al mondo della montagna) Lorenzo Revojera (ingegnere, scrittore, socio benemerito della sezione di Milano del CAI). Il catalogo è pubblicato da Bellavite. 

Spazio Oberdan – Via Vittorio Veneto 2, Milano

Fino al 7 Luglio 2013; orari: 10-19.30 (mart e giov fino alle 22); lunedì chiuso; ingresso libero

Tel. 02-7740.6302/6381; www.provincia.milano.it/cultura

CAI Sezione di Milano, Tel. 02-86463516; www.caimilano.eu

 

Fabio Giuliani

03/07/2013 09:34 pm