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A Ferrara la collezione Cavallini Sgarbi

Tesori d’arte per Ferrara
Oltre 100 capolavori della collezione Cavallini Sgarbi esposti nelle sale del Castello Estense da Niccolò dell’Arca a Gaetano Previati – Tesori d’arte per Ferrara
Ultimi giorni per conoscere un’esperienza artistica straordinaria del più esperto conoscitore d’arte contemporaneo; infatti questa iniziativa non è solo esposizione di dipinti, ma teoria del bello, per cui possiamo ammirare opere di autori non tanto famosi come i soliti noti, ma degni di recupero nella storia del “navigar pittoresco”. Vittorio Sgarbi in questo ha avuto un grande maestro, il suo predecessore in Roberto Longhi, il quale dedicò i suoi fondamentali studi alla riscoperta dei pittori ferraresi, grandi almeno altrettanto come i grandi interpreti del “Rinascimento”.
130 opere tra dipinti e sculture, dall’inizio del Quattrocento alla metà del Novecento, raccolte in circa quaranta anni di collezionismo appassionato da Vittorio Sgarbi con la madre Caterina “Rina” Cavallini e con la presenza silenziosa del marito Giuseppe.
Questa mostra, ideata e promossa dalla Fondazione Elisabetta Sgarbi (sorella di Vittorio, da tempo impegnata nella valorizzazione e nella promozione della cultura e dell’arte, ideatrice della manifestazione “Milanesiana” e Direttore della Casa Editrice “La Nave di Teseo”) in collaborazione con il Comune di Ferrara e sotto il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e della Regione Emilia-Romagna, intende raccontare nel luogo più rappresentativo della città, non solo la storia di una straordinaria impresa culturale, ma anche quella di una famiglia ferrarese che all’arte ha dedicato tutte le proprie energie.
Dopo aver acquisito, a partire dal 1976, 2800 titoli delle 3500 fonti, trattati, guide e storie locali, databili dal 1503 al 1898, elencati da Julius von Schlosser nella sua “Letteratura artistica”, cuore di una biblioteca con oltre 200.000 volumi, Vittorio Sgarbi capisce “che collezionare quadri e sculture poteva essere più divertente che possedere il libro più raro”. Questa illuminazione scaturisce dall’incontro con Mario Lanfranchi, collezionista e maestro perfetto, il primo dei tanti da lui incontrati dopo aver abbandonato il dogma universitario che lo aveva indotto a “guardare le opere d’arte come beni spiritualmente universali, ma materialmente indisponibili”. Così, dal 1984, incrociando il “San Domenico” di Niccolò dell’Arca, Sgarbi decide che non avrebbe “più acquistato ciò che era possibile trovare, di cui si poteva presumere l’esistenza, ma soltanto ciò di cui non si conosceva l’esistenza, per sua natura introvabile, anzi incercabile”.
Come lui stesso afferma “la caccia ai quadri non ha regole, non ha obiettivi, non ha approdi, è imprevedibile. Non si trova quello che si cerca, si cerca quello che si trova. Talvolta molto oltre il desiderio e le aspettative”. Da collezionismo “rapsodico, originale, che ambisce a rapporti esclusivi con le opere come persone viventi”, è sorta, incontro dopo incontro, una vera e propria sintesi dell’arte italiana, tra pittura e scultura, dal XV secolo ai giorni nostri, che riflette la cultura ampia e multiforme del collezionista.
La mostra si apre con un capolavoro del Rinascimento italiano, il “San Domenico” in terracotta modellato nel 1474 da Niccolò dell’Arca e collocato in origine sopra la porta “della vestiaria” nel convento della chiesa di San Domenico a Bologna, dove tra il 1469 e il 1473 l’artista attese all’Arca del santo da cui deriva il suo pseudonimo. Immagine potente, intensa, di estremo vigore naturalistico, il busto rivela l’impareggiabile capacità del maestro pugliese di infondere la vita alle sue figure, così vere che paiono respirare. Il destino porterà Vittorio Sgarbi ad incrociare un’altra sua opera, un’ “Aquila” in terracotta che appare una prima idea per quella posta sul portale d’ingresso della facciata della chiesa di San Giovanni in Monte a Bologna. Seguono i notevoli capitelli con sibille eseguiti nel 1484 dal celebre scultore ticinese Domenico Gagini per la venerabile confraternita di Santa Maria dell’Annunziata di Palermo, le terrecotte di Matteo Civitali e Agostino de Fundulis, ed una straordinaria raccolta di preziosi dipinti, perlopiù su tavola, eseguiti tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento: ai pittori nati o attivi a Ferrara – Antonio Cicognara, Giovanni Battista Benvenuti detto l’Ortolano, Nicolò Pisano, Benvenuto Tisi detto il Garofalo – si affiancano autori rari come Liberale da Verona, Jacopo da Valenza, Antonio da Crevalcore, Giovanni Agostino da Lodi, Nicola Filotesio detto Cola dell’Amatrice, Johannes Hispanus, Bernardino da Tossignano, Francesco Zaganelli, Bartolomeo di David, Lambert Sustris. Il focus sulla “scuola ferrarese” prosegue agli inizi del XVII secolo con i dipinti, di documentata provenienza, di Sebastiano Filippi detto il Bastianino, Gaspare Venturini, Ippolito Scarsella detto lo “Scarsellino”, Camillo Ricci, Giuseppe Caletti e Carlo Bononi. Contestualmente possiamo ammirare riconosciuti capolavori della pittura italiana del Seicento, tra i quali la “Cleopatra” di Artemisia Gentileschi, la “Maddalena assistita dagli angeli” di Pier Francesco Mazzucchelli detto il Morazzone, il
“San Girolamo” di Jusepe Ribera, la “Vita umana” di Guido Cagnacci e il “Ritratto di Francesco Righetti” di Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino. Quest’ultimo dipinto – “rientrato a casa” nel 2004 dopo essere stato esposto per anni al Kimbell Art Museum di Fort Worth, in Texas – si pone al vertice di una straordinaria galleria di ritratti che testimonia lo sviluppo del genere dall’inizio del Cinquecento alla fine dell’Ottocento, tra pittura e scultura, da Lorenzo Lotto a Francesco Hayez, con specialisti quali Bartolomeo Passerotti, Nicolas Régnier, Philippe de Champaigne, Giovan Battista Gaulli detto il Baciccio, Enrico Merengo, Ferdinand Voet, Giovanni Antonio Cybei, Pietro Labruzzi, Lorenzo Bartolini, Raimondo Trentanove e Vincenzo Vela. Suggestivo è il percorso tra dipinti “da stanza” di tema sacro, allegorico e mitologico del Sei e del Settecento: una selezione di sorprendente varietà, e di alta qualità, che riflette gli interessi sconfinati e la frenesia di ricerca del collezionista, con maestri della scuola veneta (Marcantonio Bassetti, Pietro Damini, Pietro Vecchia, Johann Carl Loth, Giovanni Antonio Fumiani), emiliana (Simone Cantarini, Matteo Loves, Marcantonio Franceschini, Ignaz Stern detto Ignazio Stella), lombarda (Paolo Pagani, Agostino Santagostino), romana (Giuseppe Cesari detto il Cavalier d’Arpino, Angelo Caroselli, Pseudo Caroselli, Giusto Fiammingo, Antonio Cavallucci), toscana (Giacinto Gimignani, Livio Mehus, Alessandro Rosi, Pietro Paolini, Giovanni Domenico Lombardi).
Tra le sculture, le delicate creazioni modellate da Giuseppe Mazza, Cesare Tiazzi, Petronio Tadolini e Giovanni Putti documentano la fortuna della plastica in terracotta a Bologna e in Emilia. Tra Ottocento e Novecento la mostra torna su Ferrara e sui suoi artisti: Gaetano Previati, Giovanni Boldini, Filippo de Pisis, Giuseppe Mentessi, Adolfo Magrini, Giovanni Battista Crema, Ugo Martelli, Augusto Tagliaferri, Carlo Parmeggiani, Arrigo Minerbi, Ulderico Fabbri, tutti presenti con testimonianze fondamentali e documentate.
Il catalogo, così come la mostra mostra, a cura di Pietro Di Natale, è pubblicato da La nave di Teseo editore.
Allestimento a cura di ReallizzArte e Studio Volpatti.
Museo del Castello Estense: Largo Castello 1, Ferrara; Tel. 0532 299233; fino al 20 Settembre 2018;
Per dettagli su tariffe e agevolazioni: www.castelloestense.it ; Prenotazioni visite guidate: 0532 244949;
Fabio Giuliani