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‘A Testa in Giù’, al Teatro Manzoni di Milano, fino al 28 ottobre

vista e recensita da Carlo Tomeo l’11 ottobre 2018


Commedia tratta da “
L’envers du decor
di Florian Zeller
traduzione Giulia Serafini
con Emilio Solfrizzi e Paola Minaccioni
e con Viviana Altieri e Bruno Armando
regia di Gioele Dix
scena Andrea Taddei
costumi Barbara Bessi
luci Carlo Signorini
musiche Savino Cesario, Silvano Belfiore
assistente regia Sara Damonte
produzione ErreTiTeatro 30


Capita spesso che commedie straniere ottengano in patria un tale successo nel proprio paese che vengono tradotte in italiano e questo succede in modo particolare con le commedie comiche. Altrettanto spesso accade che nella messa in scena italiana l’autore o il regista le adattino al gusto del pubblico italiano, cambiandone l’ambientazione e usando spesso termini più ridanciani, ricorrendo anche a sinonimi popolareschi e /o dialettali, credendo di rendere il testo più apprezzabile al pubblico italiano, abituato alla risata facile e immediata. Nel fare questo si rischia di tradire il vero spirito della commedia che diventa quasi una pochade tutta da ridere e perde quella naturalezza originale.

Questo non è successo alla traduzione in italiano scritta da Giulia Serafini de “L’envers du decor” di Florian Zeller, una commedia del 2016 con Daniel Auteil, rappresentata oltralpe nel 2016 e che riscosse ammirazione da parte del pubblico francese. Ma non è bastata la traduzione fedele di Giulia Serafini a raffinare la drammaturgia che si è tenuta molto vicina all’originale: c’è voluto il talento e la sensibilità di un ottimo regista come Gioele Dix che ha saputo “traghettare” in Italia lo spirito comico ma elegante della lingua francese, senza per questo far perdere nulla alla commedia che ha conservato il suo spirito divertente ma con eleganza. E questo non è che sia stato meno apprezzato dal pubblico italiano che ha riso con cognizione di causa, applaudendo anche a scena aperta, specialmente alle battute di Emilio Solfrizzi, grande mattatore della serata, che, seguendo lo spirito della regia, si è attenuto a una interpretazione calibrata, trascinante, ma mai volgare, aggiungendo al suo curriculum di grande attore delle frecce in più.

La commedia è ambientata, come l’originale, a Parigi e i protagonisti sono Emilio Solfrizzi (nella parte di Daniel) e Paola Minaccioni (che interpreta Isabelle): una coppia borghese, sposata da venti anni con figli che vivono indipendenti in altre case. Lei è un’insegnate, lui un editore prestigioso. Amico di vecchia data di Daniel, e poi di Isabelle, è Patrick (interpretato da Bruno Armando) il quale si è perso di vista dopo che aveva abbandonato la moglie, grande amica di Isabelle, per una bella (e scaltra) giovane di vent’anni di meno, Emma (interpreta da Viviana Altieri) che vuole arrivare al mestiere di attrice ricorrendo alle sue grazie fisiche e attirando uomini benestanti di una certa età che le possa mantenere.

Quando Daniel incontra Patrick per caso, si rimproverano a vicenda di non essersi frequentati da tempo, da quando il secondo ha abbandonato la moglie, e decidono di riprendere a frequentarsi, anche per conoscere la nuova compagna di Patrick e stabiliscono di organizzare una cena a casa di Daniel.

Il problema sarà fare accettare l’idea a Isabelle che non ha mai voluto più vedere l’uomo che ha abbandonato la sua migliore amica, la quale non si è più ripresa dal dolore per essere stata abbandonata dal marito, dopo tanti anni di matrimonio, per unirsi a una giovane avventuriera che potrebbe essere sua figlia. Un classico che ritroviamo nella vita quotidiana in uomini cinquantenni, o anche di età superiore, che, una volta che i figli sono diventati indipendenti, avvertono il bisogno di una rinascita che conceda loro una nuova forma illusoria di giovinezza, unendosi a donne più giovani e belle.

Finalmente Daniel, con il suo savoir faire e ricorrendo alla sua parlantina, ma anche sfruttando la segreta curiosità della moglie che in realtà è nascostamente vogliosa di vedere com’è questa nuova amante di Patrick, che l’ha scelta alla moglie meravigliosa che aveva prima, riesce a combinare la cena e qui verranno fuori, le “magagne” nascoste nell’animo dei personaggi. Non mi attardo a raccontare il proseguimento della storia che, in realtà è una presa a pretesto per mettere a confronto persone di pensiero e anima diversi, come solitamente avviene in opere di questo tipo, tranne un inaspettato finale che pare essere stato molto gradito dal numeroso pubblico della “prima”.

La novità assoluta della commedia è rappresentata dal fatto che la sua costruzione si basa più sui pensieri segreti espressi dagli attori che non sui dialoghi veri e propri. Gioele Dix ha saputo assecondare brillantemente la drammaturgia originale del testo francese riprendendo la formula del fare esprimere i pensieri segreti dei personaggi facendoglieli recitare ad alta voce ma con una estrema naturalezza tanto che il pubblico riesce a comprendere subito la separazione del “pensato ad alta voce” da quello che è il vero e proprio dialogo. Insomma quello che nella commedia dell’arte, e poi in Goldoni, veniva recitato “a parte”, quando il personaggio di turno si allontanava dagli altri e solitamente accostava la mano all’orecchio (quasi che la stessa fungesse da megafono rivolto al pubblico) qui non è più quell’ “a parte” indicate dalle didascalie del testo.

Solitamente questo tipo di commedia si rappresenta, anche per motivi economici, in un’unica scena, che funge da tinello-cucina. Qui invece la novità è che la scena rappresenta un living con una uscita a sinistra che conduce alla cucina e un’altra a destra che porta alla sala da pranzo. Il pubblico non assiste alla scena della cena, ma a un andirivieni di Daniel che, sempre più confuso, dopo aver ammirato la bellezza di Emma, entra in scena dall’apertura di destra per recarsi in cucina che è a sinistra sempre esprimendo i suoi pensieri ad alta voce, fino a quando tutti i personaggi si ritrovano nel living a cena finita.

Tutti bravissimi gli attori a cominciare da Emilio Solfrizzi che in più di una parte, siccome una parola di un suo pensiero espresso ad alta voce viene captata dagli altri personaggi, ha modo di esprimere almeno due monologhi velocissimi (specialmente uno nel primo atto) di grande effetto che dimostra il suo enorme talento e manda il pubblico in visibilio. E qui il regista Gioele Dix lo ha assecondato pienamente, concedendogli una provvidenziale carta bianca.

Altrettanto brava nel rendere credibile il personaggio di Isabelle è stata Paola Minaccioni, (un’attrice di provata classe e dall’ottima vis comica) come del resto non sono stato da meno gli altri due comprimari: Viviana Altieri, che recitava la parte della finta bella tonta, ma in realtà più furba nel captare la situazione coniugale di Daniel e Isabelle e chiaramente sempre pronta a cercare il personaggio giusto che la possa lanciare più facilmente nel mondo del teatro, e di Bruno Armando nella parte di Patrick, che ha saputo esprimere al meglio il concetto del cinquantenne in crisi dopo un lungo matrimonio e desideroso di vivere una nuova giovinezza,

Finalmente una commedia che ripropone la società borghese di oggi che sa divertire in maniera elegante senza ricorrere a trucchi che vogliono strappare l’applauso a ogni costo in ogni modo, anche ricorrendo a termini non sempre edificanti.

Al termine moltissimi sono stati gli applausi anche quando è stato chiamato sul palco Gioele Dix, insieme ai collaboratori tecnici. Alla fine, per tutti, standing ovation. Successo assicurato!

Informazioni su Carlo Tomeo (23 articoli)
Carlo Tomeo, ex responsabile amministrativo in scuole pubbliche statali e andato in pensione anticipata. I suoi interessi spaziano tra la letteratura e il teatro, l’arte, il cinema e la musica leggera. Da circa cinque anni ha scritto, per diverse testate, recensioni teatrali, di letteratura e musicali, oltre a notizie di eventi di carattere culturale. È bene introdotto nella maggior parte dei teatri milanesi, da cui riceve regolarmente comunicati stampa che pubblica sulla sua pagina personale di Facebook ape
rta a tutti; in particolare si interessa al teatro off.