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La Bella e la Bestia: l’attesa è finita…arriva al cinema dal 16 marzo

07 marzo – Roma

Anni d’attesa per il nuovo live action Disney: La Bella e la Bestia, diretto da Bill Condon, tratto dall’omonimo cartone animato del 1991, e rovinato brutalmente dal PESSIMO doppiaggio di Vittoria Puccini che presta la voce ad Agata, la fata (diventata in questa versione una maga) che lancia il terribile maleficio sul castello e sui suoi abitanti a causa dell’egoismo del principe. La Bella e la Bestia parte con il piede sbagliato, la voce della Puccini istiga all’abbandono della sala; ma non lo si fa, tanta è la curiosità per il seguito del film, e anche perché sappiamo che il personaggio doppiato dalla Puccini, quando riapparirà, non avrà battute. La Puccini apre le “danze” nel peggior modo possibile, ma – pur restando sul podio delle pessime – non è la sola pecca; un’altra è Chloé Barreau che doppia Plumette (Babette nel cartone animato, futura consorte di Lumière). Per non parlare del fatto che il caratteristico e marcato accento francese di Lumière qui viene invece solo leggermente accennato. Il doppiaggio penalizza tantissimo il film, che già di suo non brilla. C’è da meravigliarsi del direttore del doppiaggio, e della stessa Disney che – anche in fatto di doppiaggio – è molto selettiva, o almeno lo era. Sì! Lo era.

Inoltre, adattatori italiani privi di creatività – non c’è altra spiegazione – hanno solo sfoggiato doti di “parafrasatori”. Eh già! I testi dei noti brani sembrano una parafrasi – anche questa poco riuscita – della versione del 1991 e di quella del 1997 (il musical) ad eccezione del brano La Bella e la Bestia cantata da Mrs. Bric (Emma Thompson) le cui parole sono quelle “originali”. Dai testi agli arrangiamenti è palese il tentativo di “rinnovare” un prodotto profondamente radicato nella memoria di molti. Rinnovamento che appesantisce però l’intero score. I danni si debbono tutti al rispetto del labiale? Può darsi, ma  non credo, visto che i testi delle canzoni in lingua originale (inglese) sono uguali a quelli del cartoon.

Emma Watson interpreta una Belle intelligente, curiosa, emancipata, che vuole spingere all’emancipazione coloro che si trovano in una posizione sociale più infelice, soprattutto le donne, vittime del maschilismo di un piccolo paesino francese del 1740. Pur raffigurando una giovane coraggiosa, dagli obiettivi chiari, che segue la sua strada con fermezza, tenendo testa a uomini rozzi, violenti e sbruffoni come Gaston (Luke Evans), la Belle della Watson risulta a tratti fiacca e inadeguata alla situazione.

Lumière (Ewan McGregor nella voce e nella variante umana), seppur privo del marcato e familiare accento francese, è il vero mattatore del film e ne dà prova in Stia con Noi.

Stia con Noi risulta il numero più riuscito del film. Se già nel cartoon il pezzo coreografico – eseguito da posate animate – rimandava alle composizioni coreografiche delle Ziegfeld Follies, qui accentuati turbinii di luci e colori rendono il tutto ancora più esplosivo. Evidente è in questo strepitoso numero il riferimento ad Aladdin (1992). Nelle ultime sequenze della scena le posate animate si dispongono a formare il castello di Agrabah, riproponendo le sequenze finali di Un amico come me, dove nelle vesti del Sultano si vede un impacciato Tockins (Ian McKellen, voce e variante umana).

Il film non regge il confronto con il suo omonimo animato. L’elemento principale che manca è l’aura di mistero e magia. Pochi ma intensi i momenti che commuovono: per esempio, la scena in cui Belle si reca insieme alla Bestia (servendosi di un libro incantato che ha le stesse funzioni di una GiraTempo) al mulino dove vivevano il padre e la madre quando lei era ancora in fasce, mulino situato in una Parigi bohémienne che ricorda molto la Parigi di Baz Luhrmann nel suo Moulin Rouge. Qui Belle viene a conoscenza della vera storia di sua madre, elemento questo che arricchisce di un nuovo elemento la storia già conosciuta. Altro momento intenso è la scena finale, quando Gaston uccide la Bestia, e gli oggetti animati diventano inanimati, perdendo così ogni speranza di vita da umani.

Alcune anticipazioni riguardanti la colonna sonora facevano credere che essa sarebbe stata arricchita da brani tratti anche dal musical (non è così), oltre che da brani inediti. I brani inediti sono tre: Our Song Lives On cantata da Maurice, For Evermore cantata dalla Bestia, e Days in the Sun cantata da tutti gli oggetti animati del castello (quest’ultimo brano sostituisce il meraviglioso e brioso Ritornare umano).

Come avevano già rivelato clips e trailers rilasciati dalla Disney, La Bella e la Bestia nelle scenografie e nei costumi presenta uno spiccato stile barocco, talvolta prossimo al kitsch, soprattutto per il maquillage di Madame de la Grande Bouche (rinominata qui Madame de Garderobe), la quale finisce col sembrare una che si trucchi di corsa, in metro, senza nemmeno l’ausilio di uno specchietto. Belli, gli effetti speciali; e belli, i costumi, tranne quello che la protagonista indossa nella famosa scena del ballo: giallastro, misero, privo di sfarzo, quasi una tintoria per sbaglio lo avesse lavato in acqua invece che a secco. E non bastano le decorazioni Swarovski, a renderlo affascinante come quello del cartoon.

La tanto discussa apertura gay, di cui Le Tont (Josh Gad) è l’incarnazione, viene risolta qua e là in maniera macchiettistica, suscitando risate troppo facili fra gli spettatori. Comunque, la situazione lo giustifica. Si tratta pur sempre di un film per tutti, soprattutto per bambini. E la Disney dimostra aver fatto un grande passo avanti, proponendo l’omosessualità come una delle possibili manifestazioni della normalità. Fra l’altro, nel ballo finale (quando il maleficio viene spezzato, così che tutti vivano “felici e contenti”), Le Tont trova la sua dolce metà, Stanly, al quale aveva ammiccato nella sequenza della taverna.

La sceneggiatura, simile a quella del cartoon, scorre abilmente, a parte alcune lievi incongruenze drammaturgiche che infastidiscono lo spettatore più consapevole.

Dunque, La Bella e la Bestia è certo un film che i fan della Disney non si lasceranno sfuggire, ma sappiano fin d’ora di prenderlo come un prodotto che si attiene a leggi di mercato.

Ah, quasi dimenticavo! Da vedere in originale.

Per maggiori dettagli sul cast artistico e tecnico vedi qui il nostro precedente articolo di presentazione.

 


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