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La Maria Brasca, al Teatro Spazio Avirex di via Tertulliano Milano, fino al 27 maggio

Vista e recensita da Carlo Tomeo il 10 maggio 2018.

debutto in prima nazionale
La Maria Brasca
di Giovanni Testori
regia di Giuseppe Scordio
con Gianna Coletti, Stefano Annoni, Margò Volo e Giuseppe Scordio
disegno luci  Ian Orsatti
scelte musicali   Giuseppe Scordio
organizzazione e ufficio stampa   Marta Ienco
promozione  Viola Cappelluti
foto di scena Sergio Bertani
produzione Spazio Avirex Tertulliano

In queste ultime due stagioni teatrali Giovanni Testori  è stato “visitato” da molti teatri milanesi in diverse sue opere e altre ne sono previste per la prossima stagione teatrale. Questo perché i suoi temi sono sempre attuali, specialmente quelli del cosiddetto ciclo milanese degli anni ’60, quando si viveva in piena età del boom.

Sono storie di vita quotidiana, specialmente ambientate nella periferia milanese, dove si parla della vita reale che si conduceva. La lingua usata dallo scrittore in quel periodo era ancora quella italiana, sia pur ricca di termini dialettali lombardi.

Giuseppe Scordio, direttore del Teatro Spazio Avirez ha voluto proprio “pescare” in quel periodo, mettendo in scena “La Maria Brasca” che era al limite dello scandalo, anche se la trama è costituita da una donna che voleva vivere una vita libera, affrancata dagli obblighi morali che la società le imponeva. Eppure l’opera, pur destando un certo scalpore, non era ancora arrivata a essere censurata come capitò l’anno successivo con ”Arialda”, l’opera più famosa di Testori e rappresentata a fatica l’anno dopo quando superò il veto della censura.

Entrambe le opere rappresentano una società che può richiamare, tenuto conto delle dovute distanze temporali e ambientali, a quella odierna, ma non a caso ho citato  insieme a “La Maria Brasca” anche ”Arialda”. La prima, infatti, pur facendo scalpore, trattava un tema che all’epoca non era proprio del tutto insolito, quello della donna che si innamora di un uomo molto più giovane di lei, e, per questo, al massimo era giudicata male moralmente e compatita dalla società. L’Arialda trattava invece un tema veramente tabù all’epoca: l’omosessualità, motivo per cui finì tra le maglie della censura. Ma il pubblico, un po’ per curiosità, un po’ per “prurito mentale”, corse a vederla e ne decretò il successo.

Riportandoci ai nostri giorni, ”Arialda” non avrebbe alcun motivo di essere considerata un’opera tabù, mentre invece quello che nel 1960 tabù non era come “La Maria Brasca” oggi lo è quasi diventato: non tanto perché una donna che si innamora, e magari lo sposa anche, di un uomo molto più giovane di lei, faccia scalpore, ma perché la donna che supera una certa età viene guardata in maniera “sospetta” se non si accompagna a un “toy boy”.

Maria Brasca è invece una donna che non vede la sua età, vede solo l’amore. Lavora in fabbrica, è nubile e vive con la sorella sposata con due figli e il cognato, ma non per questo si sente ospite, anzi collabora alle spese familiari.

Passa così da una storia all’altra per soddisfare questa gran sete di affettività e sensualità che sono le caratteristiche principali del suo essere.

All’inizio della commedia lei è stregata da un gigolò, il nullafacente Romeo Camisasca (l’attore Stefano Annoni) e, incurante dei giudizi della gente e della stessa sua sorella, nonché del cognato, segue la via del cuore e diventa l’amante dell’uomo, più giovane di lei di diversi anni. Costui, d’altra parte, pur continuando la sua vita da nullafacente, è stregato a sua volta da tanta passione e così la coppia è criticata da tutto il paese. Fin quando non arriva il tradimento da parte dell’uomo, ma la Maria Briasca non ha nessuna intenzione di lasciarselo sfuggire e “affila le sue armi”.

A questo punto la storia evolve e Maria imbocca la strada in salita perché non vuole perdere quello che chiama l’amore della sua vita.

Giuseppe Scordio ha portato in scena “La Maria Brasca” come l’avrebbe voluta Testori, avvincente soprattutto nel personaggio della protagonista, una straordinaria interprete come Gianna Coletti che ha quasi retto da sola tutta la commedia. Per lui, Giuseppe Scordio si è ritagliata la parte di Angelo, il cognato di Maria che non ha molte presenze e battute, le ha interpretate comunque con grande professionalità.

Molto verosimili nei personaggi di Enrica, la sorella di Maria, (interpretata da Margò Volo) e del bellimbusto Camisasca (il già citato Stefano Annoni): entrambi ottimi caratteristi.

La scena è costituita da un piazzale vuoto e, in un angolo, da una piccola cucina dove avvengono le azioni che richiedono un interno. Ma il gioco di luci (disegnate da Ian Orsatti) è ottimale specialmente all’inizio, in un incontro tra Maria e Romeo dove, pur non essendoci per davvero l’effetto fumo, sembrava di respirare davvero la “scighera” (nebbia) milanese.  Giuseppe Scordio ha fatta sua questa commedia con tanti piccoli accorgimenti (come per esempio fare scendere la Maria dal palcoscenico per farle rivolgere la parola all’amica Giuseppa, personaggio non esistente, e “interpretata” come semplice ascoltatrice da una spettatrice ignara e impreparata.

Un pannello scorrevole da destra a sinistra e viceversa cambiava lo scenario cucina-piazzale. Le musiche sono state scelte dal “tuttologo” Scordio che ha diffuso due classiche canzoni di quegli anni: “Innamorati a Milano” di Memo Remigi e “Ma che freddo fa” cantate rispettivamente da Ornella Vanoni e da Nada.

Testori è famoso per le sue opere dove , più andava avanti a scriverne, e più usava il dialetto brianzolo, fino a creare dei neologismi veri e propri (si pensi per esempio ai famosi “Tre Lai”, stampati e recitati postumi.

Non è questo il caso de “La Maria Brasca” dove i pochi termini dialettali usati sono comprensibilissimi anche da chi non conosce il milanese.

Una commedia che, grazie all’ottima tecnica teatrale degli attori ha anche brevi momenti di comicità.

Alla fine della commedia rimane nel cuore la figura di Maria Brasca e del suo disperato bisogno d’amore.

Il pubblico della prima è rimasto molto affascinato da quest’opera che Giuseppe Scordio ha reso più magica di quanto fosse, tanto che, rivederla ancora e consigliarla agli amici, è cosa quasi obbligatoria.

GIORNI DI SPETTACOLO
giovedì, venerdì, e sabato:  ore 21,00
domenica: ore 20,30
lo spettacolo non è previsto venerdì 18 e sabato 19 maggio

Per INFO e BIGLIETTERIA
Spazio Avirex Tertulliano,
Via Tertulliano, 70 – 20137  Milano
Tel.: 02 49472369 – 320 6874363
biglietteria@spazioavirextertulliano.it

orari biglietteria: dal lunedì al venerdì dalle 10,00 alle 13,00 e dalle 14.00 alle 19,00
sabato: dalle14,00 alle 19,00, domenica : dalle 11,00 alle 16,00.
Ritiro dei biglietti  a partire da un’ora prima dello spettacolo

La tessera associativa del Teatro Spazio Avirex Tertulliano  del costo di € 1,00 ha durata annuale, è obbligatoria al fine di accedere  a qualsiasi attività promossa o ospitata dal teatro

PREZZI:
intero: 16 € / over 60 11 € / under 26: 10 €
biglietti disponibili anche  su www.vivaticket.it

 

Informazioni su Carlo Tomeo (13 articoli)
Carlo Tomeo, ex responsabile amministrativo in scuole pubbliche statali e andato in pensione anticipata. I suoi interessi spaziano tra la letteratura e il teatro, l’arte, il cinema e la musica leggera. Da circa cinque anni ha scritto, per diverse testate, recensioni teatrali, di letteratura e musicali, oltre a notizie di eventi di carattere culturale. È bene introdotto nella maggior parte dei teatri milanesi, da cui riceve regolarmente comunicati stampa che pubblica sulla sua pagina personale di Facebook aperta a tutti; in particolare si interessa al teatro off.