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Molly’s game: il film rivelazione di Aaron Sorkin con Jessica Chastain

Provate a fondere insieme il volto etereo di Jessica Chastain e il savoir faire attoriale di un Idris Elba in forma smagliante; ciò che ne esce sarà il film dell’anno. Stiamo parlando di Molly’s game, il film pensato e diretto da Aaron Sorkin – il produttore televisivo e sceneggiatore di The social Network (2010) e Steve Jobs (2015) per capirsi – uscito sui nostri schermi l’aprile scorso.

Ciò che Sorkin si propone con questo film è il tentativo di tradurre in immagini una storia divenuta best-seller, una storia tanto avvincente quanto bizzarra che in tutte le sue pieghe sembra essere governata dal caso.

Il libro da cui il film prende le mosse, seppur interpretando e premendo certi aspetti, è l’omonima autobiografia di Molly Bloom pubblicata nel 2014, un’ex sciatrice del Colorado sul punto di sfiorare le Olimpiadi, sogno bruscamente interrotto da una grave lesione fisica che condurrà forzatamente l’atleta ad abbandonare lo sport.

Da qui in poi la storia di Molly si fa per certi versi odissea contemporanea. La vita di Molly ora apparentemente spoglia e insensata, trova il coraggio di rivivere dalle sue ceneri. Il primo passo che prepara le basi della mirabolante scalata sociale che la vedrà protagonista è il trasferimento a Los Angeles. Qui troverà un impiego temporaneo come cameriera e successivamente come assistente di un organizzatore di partite di poker che la congederà dal lavoro senza un motivo apparente.

A questo punto Molly – ed è qui che restando in tema di game, il gioco è fatto – decide di dedicarsi all’impresa che per la dedizione e il rigore che richiede è essenzialmente similare allo sport: organizzare tornei di poker per giocatori esclusivi. In poco tempo l’impresa è alle stelle: i tornei presieduti da Molly diventano il centro nevralgico dei più importanti personaggi di Hollywood. Molly è divenuta senza saperlo ‟la principessa del poker” e l’opera di Sorkin è già ascrivibile tra i migliori film dedicati al poker e al gaming entrati nel cuore delle persone , grazie al successo non solo di critica, ma anche di pubblico.

È l’essenza della vertiginosa ascesa di Molly ciò che Sorkin intende catturare nel film. Non tanto lo sfarzo e i privilegi di cui questa diviene star, ma piuttosto le crepe da cui interiormente viene continuamente percorsa. Solchi che, a dispetto di quanto Molly lasci apparire e vedere, celano anzitutto una donna fragile e vulnerabile, frutto della sua storia.

A Sorkin interessa soprattutto lasciarci intravedere ciò che non può essere primariamente scorto nel contegno ineccepibile della Bloom. Il suo essere sopratutto una figlia. E in tal senso il suo implacabile perfezionismo e bramosia di eccellere altro non sono se non il prodotto delle relazioni che sin dall’infanzia le chiedono sempre un di più.

D’altra parte Sorkin è da sempre un affezionato narratore di un mondo contemporaneo frequentato da eroi ed eroine che ci parlano dei loro successi e dei loro errori; dei loro fallimenti e dei loro traguardi.

La prospettiva di Sorkin, approfondita da un montaggio e da un ritmo frenetico come a voler comunicarci la mania dell’oltre, è quelle di una donna fallibile e vincente al tempo stesso. Una donna che, magnificamente interpretata dalla grazia di Jessica Chastain  , sa caricarsi sulle spalle il peso della sua storia e farne il suo gioco.