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Nerone dopo aver bruciato Roma l’ha ridotta alla fame? La verità e lo sfogo degli artisti

Che Nerone fosse un personaggio controverso lo sapevano tutti, che da duemila anni si susseguono su di lui calunnie di ogni genere si sa pure, tanto che su queste Massimo Fini ne ha scritto un saggio, da cui è stata tratta un opera teatrale messa in scena da Edoardo Sylos Labini.

Quello che non si capisce è invece il perché un’operazione commerciale per una grandiosa messa in scena di questo personaggio, costata una cifra incredibilmente alta, ma ritenuta all’altezza e comunque capace di poter far rientrare il capitale e interessanti guadagni per la produzione e per l’indotto, ma anche prestigio alla stessa “Città Eterna” che lo ospita, si è trasformata in una colossale battaglia politica. Ebbene si, è inutile girarci intorno perchè di questo si tratta e questo lo si era capito fin da subito anche dallo schieramento di certa stampa, di cui ben si conosce subiscano da sempre le influenze ora da una ora dell’altra corrente politica a seconda degli interessi e delle mode.

Tutto ciò però ha un risvolto molto più grave che si sta ripercuotendo sulla pelle di decine e decine di lavoratori, siano essi artisti del cast artistico, che delle maestranze tecniche di questo spettacolo.

Fin dal suo debutto su “Divo Nerone – Opera Rock” si è aperto un feroce dibattito tra chi era a favore dell’utilizzo delle aree archeologiche e chi invece era contrario e si faceva paladino o per lo meno poneva il dilemma se era buono e giusto l’utilizzo di queste aree per eventi di questa portata. Noi di questo ne avevamo parlato il 7 giugno 2017 dopo la prima messa in scena, riconoscendo che indubbiamente l’apparato organizzativo ha avuto delle pecche, ma ci si chiedeva perché ammazzare lo spettacolo, prima ancora di averlo visto per il gusto di farlo, senza pensare alla conseguenze che inevitabilmente si sarebbero abbattute in primis sul cast, sul quale era inevitabile si scaricassero gli effetti di un enorme danno economico, per la produzione e per l’intera collettività. Non si pensi infatti che l’economia della capitale e di riflesso dell’Italia intera, ne esca indenne da questa vicenda, perché sarebbe come voler chiudere gli occhi per portare avanti un insano disegno a voler distruggere a tutti i costi un’opera che avrebbe potuto dare tanto sia al mondo dello spettacolo che alla città, considerando la sua potenzialità in termini economici ed artistici. Per fare ciò serviva sfruttare al meglio quello che era e rimediare gli errori nell’interesse di tutti. Invece no, a priori si era deciso di farla morire, così come gli intrighi di palazzo fecero con il Nerone storico.

A questa diatriba si è aggiunta la lentezza burocratica e la confusione sulle competenze con un rimbalzo di responsabilità ( un classico copione all’italiana) che di fatto hanno bloccato lo spettacolo venendosi a creare una situazione di stallo le cui conseguenze ora sono sotto gli occhi di tutti. Era quello che si voleva? Distruggere l’economia e lasciare senza lavoro persone che hanno sudato e buttato il loro sangue prima per le prove, poi per lo stress del debutto e successivamente per proseguire le repliche, tra l’altro in doppia lingua, richiedendo uno sforzo fisico e mentale che solo chi non vuole deliberatamente capire può ignorare. Questo si può fare solo scendendo a compromessi con la propria coscienza.

Cristian Casella e Jacopo Capanna della produzione, da settimane oramai stanno tentando di sbrogliare la matassa, ma questa appare sempre più aggrovigliata e, nonostante le rassicurazioni a tutto il personale rimasto tecnicamente “disoccupato”, non sembra siano capaci di prospettare un orizzonte sereno ed una soluzione convincente degna di questo nome.

Noi stessi abbiamo fatto l’esperienza di rivolgerci al primo ufficio stampa che se ne interessava senza avere risposta, perché tutto era in una tremenda situazione di precarietà. Poi quando sembrava che la situazione fosse tornata sotto controllo e si era provveduto alla sostituzione dell’Ufficio Stampa per nominarne un altro, nonostante le successive richieste scritte e telefoniche, le notizie ufficiali venivano bloccate perché l’impasse era sempre più totale.

Da esseri pensanti quali dovremmo essere, vogliano credere veramente che in discussione ci siano i decibel, la sicurezza per il sito archeologico, il costo eccessivo dei biglietti, oppure tutto ciò è solo il pretesto per far affondare quest’opera con una serie di azioni, molte delle quali già compiute, e sicuramente spinte dalla malafede, dall’invidia, e perché no anche da una diversa corrente politica?

Infatti fin dal 2015 c’era stato il benestare della Soprintendenza all’utilizzo di Villa Barberini, che aveva un significato storico enorme ed insostituibile ed erano state prese tutte le precauzioni e le misure possibili perché i materiali usati fossero compatibili con l’ambiente, come fare appoggiare la struttura su due grandi vasche, allo scopo compensare il peso del palco per evitare che si scaricasse sulle rovine storiche.

Poi il 18 giugno, dopo 11 giorni dalla prima rappresentazione, il musical viene stoppato e arriva una prima “sentenza”: “Non è in regola con i decibel ammessi in quell’area costituita da un sito archeologico di classe 1”. Ma fino a quel momento chi doveva decidere, il dipartimento di tutela ambientale del Comune di Roma, per ottenere i permessi e la deroga, che aveva fatto?

Da quel momento in poi ogni sforzo compiuto per riportare in scena lo spettacolo è risultato infruttuoso perché vi è una resistenza mascherata da inerzia o se volete il suo opposto, che però di fatto hanno creato un danno insanabile. Non è servito neppure l’accordo raggiunto attraverso l’Ufficio Cultura di concedere l’autorizzazione in deroga alle seguenti condizioni: finire entro le 22.30, non superare i 70 decibel e monitorare costantemente tutti gli spettacoli con l’obbligo di allestire un dispositivo tecnico in grado di riportare i decibel nella norma ogni qual volta questi venissero superati.

Con queste condizioni dal 1 luglio “Divo Nerone – Opera Rock” doveva tornare in scena. Di fatto non è stato così e le vendite dei biglietti sono state sospese, così come le prenotazioni dei tour operator sono state cancellate. Che fine faranno tutte le somme investite?

Si consideri che questa operazione costa 5 milioni di euro solo per il primo anno, con una previsione di spesa inferiore negli anni successivi. La sola Lazio Innova ha investito 1 milione mezzo di euro di soldi pubblici, che ne fanno quindi non un semplice finanziatore ma a tutti gli effetti uno dei soci attraverso un fondo di Venture Capital, con un investimento pari a 700mila euro. Circa 350mila euro arrivano da parte di investitori privati, mentre il restante è coperto in maggior parte dalle società dei due produttori, Cristian Casella e Jacopo Capanna. La produzione avrebbe pagato alla alla Soprintendenza, per la concessione, 250mila euro per i 4 mesi di messa in scena previste, oltre il 3% degli incassi.

Ma con tutto questo giro di denaro il cast artistico non viene pagato da mesi ed è in grave sofferenza. Gli autori dello spettacolo, tra i quali i premi Oscar Franco Migliacci, Dante Ferretti, Francesca Lo Schiavo e Gabriella Pescucci, sono sul piede di guerra da settimane e le minacce di adire a vie legali non si contano e diversi avvocati si stanno interessando della questione.


Dopo tutte queste premesse,
per far capire a chi legge per la prima volta e non ha seguito gli sviluppi di tutta questa vicenda, è necessario considerare che il cast di questo spettacolo sono lavoratori, liberi professionisti oltretutto precari che hanno le stesse necessità di chiunque di noi: praticano l’arte magica del teatro, ma poi nella realtà mangiano, pagano le bollette, le tasse, mantengono le famiglie, i figli a scuola ecc.

Noi abbiamo iniziato a parlare di questo spettacolo mesi fa e per forza di cose conosciamo diversi componenti del cast a partire da Giorgio Adamo, interprete di Nerone, Simona Patitucci, Rosalia Misseri, Giosuè Tortorelli, Ilaria De Rosa, Rita Pilato, Riccardo Maccaferri, e tanti altri che solo per questioni di spazio non nominiamo.

Siamo riusciti a sentire Rosalia Misseri, interprete di Agrippina, quale portavoce del cast attori che in merito alla vicenda spiega nei dettagli quanto segue:
La “Nero Divine s.p.a” si presenta nel luglio 2016 ed in presenza dei produttori Cristian Casella e Jacopo Capanna, dopo tutta una serie di loro premesse di “grande vetrina” che partono dalla suggestiva cornice di “Vigna Barberini”, i nomi prestigiosi dei premi Oscar e il patrocinio del Ministero dei beni culturali, propongono una paga al minimo sindacale e un accordo di partecipazione allo spettacolo “Divo Nerone Opera rock“. Il primo marzo scorso sono iniziate le prove e solo a fine mese, dopo una serie di pressioni da parte del cast, si è ottenuto il primo contratto stipulato da una cooperativa, ingaggiata dalla Nero Divine. Firmato il contratto con la cooperativa si è stati costretti a diventare soci della medesima per cui si è pretesa una revoca sottoscritta da noi e controfirmata dalla coop che ci esonerasse dall’impegno di essere soci, documento che non abbiamo mai ricevuto.

Il secondo contratto è stato stipulato dalla “Nero Divine” e solo a fine aprile, dopo quasi un altro mese di prove e le ennesime pressioni del cast. Una volta firmato quest’ultimo abbiamo dovuto pretendere la controfirma.

Le prove al “Palatino”, iniziate il 2 Maggio, si sono presentate deleterie dal punto di vista igienico. Abbiamo passato giornate in mezzo alla polvere senza acqua corrente e per le prime tre settimane a dover condividere in 50 persone un unico bagno chimico. La “Produzione” sin dall’inizio ha inoltre preteso che si facessero ore di straordinario non retribuite. Noi artisti non abbiamo avuto la possibilità di fare prove in costume e siamo stati sottoposti alle continue evoluzioni di completamento della scenografia allestita fino al giorno del debutto creando non pochi problemi di movimento al cast e di concentrazione per lo spettacolo. Insomma l’organizzazione da parte della produzione ha messo in serie difficoltà anche il lavoro di un cast che però, grazie alla sua grande esperienza e preparazione, alla fine è risultato la vera colonna portante dell’opera “Divo Nerone” riuscendo a raggiungere un ottimo risultato di messa in scena.

È oramai noto a tutti che una denuncia per inquinamento acustico e mancati permessi, di cui la “produzione” si sarebbe già dovuta munire, ha bloccato da circa un mese lo show partito il 6 giugno e che fino al 10 settembre avrebbe dovuto replicare, lasciando così oltre 70 lavoratori a casa e da aprile senza alcuna retribuzione per il lavoro svolto. Inoltre alcuni artisti non residenti nella capitale ed ospitati a carico della produzione in residence, sono stati sfrattati per mancato pagamento. Un altro interrogativo si pone dinanzi alla strategia di marketing per la vendita dello spettacolo adottata dalla produzione e, secondo questa. rivolta prevalentemente ad un pubblico straniero, motivo per cui si era preparata la versione in lingua inglese, ma che però in quella manciata di repliche prima della sospensione dello show era riuscita a sbigliettare, in una platea di oltre 3000 posti, un altrettanta manciata di biglietti. Questo era a dir poco imbarazzante per gli interpreti che si ritrovano ad avere un numero più elevato di colleghi in palcoscenico che di spettatori in platea. Nella citta’ di Roma non è stata fatta promozione di alcun genere, nemmeno a sfondo mediatico per cui si può affermare che nè in loco nè in territorio nazionale nessuno sapeva di questo spettacolo.

In tutto ciò si attendono risposte imminenti da parte della regione Lazio che ha stanziato oltre 1 milione di euro di fondi pubblici e che ha voluto fortemente questo progetto. Allo stato il cast di attori e ballerini è rappresentato dallo studio legale Massaro&Ciammaglichella che sta lavorando per far valere i diritti contrattuali.

Ora chi legge ha il quadro completo dell’intera vicenda, che a tratti risulta perfino squallida e drammatica. Risulta urgente trovare una soluzione che ridia dignità a questi lavoratori per la qualità del loro lavoro apprezzato da anni sui palchi nazionali ed internazionali e che regalano emozioni ogni qual volta calcano le tavole di una palco a tutte quelle migliaia e migliaia, per non dire milioni. di amanti del teatro e di questo particolare genere, che a ben vedere sono i veri danneggiati finali di questa storia triste.

Da oggi nasce la necessità di scrivere un altra pagina di storia e cosa si dirà, che Nerone dopo aver bruciato Roma l’ha ridotta alla fame?

A chi ha la responsabilità ed il potere su di tutto ciò, oggi consegniamo la penna ed una pagina bianca. Abbiate il coraggio e le palle per inserire le vostre decisioni nella nostra storia, ma sappiate che la stessa storia vi giudicherà!

Informazioni su Sebastiano Di Mauro (367 Articoli)
Sebastiano Di Mauro nasce ad Acireale (CT) nel 1954 dove ha vissuto fino a circa 18 anni. Dopo si trasferisce, per brevi periodi, prima a Roma, poi a Piacenza e infine a Milano dove vive, ininterrottamente dal 1974. Ha lavorato per lunghi anni alle dipendenze dello Stato. Nel 2006, per strane coincidenze, decide di dedicarsi al giornalismo online occupandosi prima di una redazione a Como e successivamente a Milano, coordinando diverse redazioni nazionali. Attualmente ha l'incarico di caporedattore di questa testata coordinando i vari collaboratori sul territorio nazionale.
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