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Oggi si festeggia Santa Giustina al Museo Bagatti Valsecchi

Giovedì 13 giugno al Museo Bagatti Valsecchi festeggiamo Santa Giustina, protagonista dell’opera più bella della collezione, con il biglietto ridotto a 6 euro per tutti i visitatori.

Il dipinto di Giovanni Bellini, risalente al 1470 circa, è ospitata nella Camera Rossa e fu dono di nozze di Giuseppe Bagatti Valsecchi alla futura sposa Carolina Borromeo.

Ritratta a figura intera, Giustina si staglia sullo sfondo di un cielo blu scuro addensato di nuvole, reggendo con la mano sinistra un libro finemente rilegato e con la destra la palma del martirio, a sua volta richiamato dalla spada che le trafigge il petto. Il dolore rimane invisibile, stoicamente sopportato e anzi sublimato con la forza della fede: nessun elemento propriamente drammatico turba la composta dignità che contraddistingue la martire. Giustina si offre allo spettatore avvolta in un manto rosa pesca, annodato alla maniera antica; la gamba destra appena piegata alleggerisce il cadere verticale della lunga veste verde oliva, che lascia appena scoperti i piedi. Nel complesso, a conferire ulteriore dignità alla figura della santa, è il dettaglio dell’elaborata acconciatura, arricchita dalla preziosa fila di perle e dal diadema che incornicia il perfetto ovale del volto.

Integrando quanto già dice l’immagine, un’iscrizione posta alla base del piano d’appoggio specifica l’identità della santa Giustina, in un primo momento scritta in latino (AGVSTINA) e mutata poi in GIVSTINA DE’ BOROMEIS.

Il dipinto ha conosciuto una vicenda critica piuttosto complessa e appassionante, concentrata soprattutto sulla questione attributiva e cronologica. Documentata nella collezione Bagatti Valsecchi almeno dal 1882, la Santa Giustina è stata inizialmente assegnata ad Alvise Vivarini e scambiata con una santa Cecilia. Tuttavia, se per l’identità della santa è stata fatta rapidamente giustizia, più problematico si è rivelato il discorso attributivo, oscillante fra i nomi di Alvise Vivarini, Andrea Mantegna e Giovanni Bellini. La critica, dopo essersi quasi unanimemente orientata su quest’ultimo, si è focalizzata sulla questione cronologica. Sulla base di alcuni riscontri documentari, la tavola è stata ricondotta alla committenza milanese della famiglia Borromeo e datata intorno al 1470, posticipandola di una decina d’anni rispetto alla proposta iniziale che la vedeva come un’opera giovanile del 1460 e in anticipo rispetto a chi, ravvisando l’influenza di Antonello da Messina, la collocava intorno agli anni Ottanta.

Nel 2006 il dipinto è stato oggetto di un restauro piuttosto impegnativo, realizzato grazie al sostegno di Banca Intesa nell’ambito della campagna Restituzioni 2006. L’intervento è stato condotto da Roberto Buda per quanto riguarda il supporto ligneo e da Carlotta Beccaria relativamente alla pellicola pittorica. A Giovanni Agosti si deve invece la scheda dell’opera pubblicata sul catalogo della mostra Restituzioni 2006, nella quale lo studioso ripercorre l’importante storia critica del dipinto e fa il punto degli studi, anche alla luce dei nuovi documenti emersi.

Inoltre in occasione della mostra Ritorno a Cola dell’Amatrice. Opere dalla Pinacoteca civica di Ascoli Piceno, alle ore 16, è previsto il secondo laboratorio dal titolo “Nella bottega del pittore” per imparare a disegnare come in una bottega del Rinascimento, prendendo ispirazione dall’arte del Maestro di Amatrice.

L’attività è indicata per bambini dai 5 ai 11 anni

Bambini dai 6 anni: 2,00 euro

Adulti accompagnatori: 6,00 euro

Disponibilità limitata Si richiede la prenotazione info@museobagattivalsecchi.org


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