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Osvaldo Borsani: Ingegno poliedrico fra architettura, industria e design

“Quando noi usavamo il vocabolo “design” lo facevamo con rispetto profondo perché si nominava un nuovo modo di pensare e di costruire: era una parola che usavamo solo noi, gli addetti ai lavori mentre tentavamo, muovendoci in un contesto sordo e di difficile, di spiegare, introdurre, divulgare i metodi della progettazione applicata all’industria. Oggi non usiamo più questo vocabolo, talmente è volgarizzato, talmente è usato a proposito e sproposito, che a volte siamo in sospetto. Noi non siamo fatti per lavorare nel capito e nell’acquisito, cerchiamo nuovi modi e perciò per nominare nuove cose occorrono nuovi vocaboli”. Così affermava, in occasione di un’intervista rilasciata alla rivista “Ottagono”, Osvaldo Borsani (1911-1985) uno dei più importanti e singolari “creativi” del ventesimo secolo. Egli si considerava in primo luogo un progettista quale che fosse la scala del suo intervento: un edificio, un prodotto industriale, la progettazione integrata di un ambiente, un complemento d’arredo. Quando nell’immediato dopoguerra una committenza d’alto livello gli affida la responsabilità degli interni di prestigiose dimore, Borsani intuisce che, accanto alla progettazione integrata degli ambienti con tutti gli arredi, i complementi, la coerente visione dell’insieme che cura in prima persona, occorre proporre, quasi fosse una sorta di valore aggiunto, l’intervento di artisti e decoratori che collaborano con l’architetto. Sarà dunque la realizzazione di elementi artistici che integrano l’ambiente o, come nel caso degli dettagli scultorei (maniglie, fregi, supporti, ceramiche di rivestimento per camini) pensati da Lucio Fontana ad inserirsi armonicamente negli arredi progettati da Borsani. La collaborazione con gli artisti, che negli anni che precedono il periodo considerato aveva già connotato l’impronta del padre Gaetano con gli elementi scultorei di Giandante X e di Antonio Voltan e i pannelli dipinti da Adriano Spilimbergo e Cesare Andreoni, rappresenterà nei decenni successivi una costante nella poetica progettuale di Osvaldo Borsani. Saranno Roberto Crippa, Arnaldo e Giò Pomodoro, Aligi Sassu, Agenore Fabbri, Fausto Melotti, Andrea Cascella e Fontana gli artisti chiamati a collaborare con l’architetto in occasione di numerosi progetti integrati.

Particolarmente significativo ed intenso il sodalizio con l’ultimo che, soprattutto durante gli anni Cinquanta, progetta elementi scultorei retroilluminati per soffitti, realizza ceramiche, fregi in bronzo, legno e stucco dorato, interviene sui piani in vetro di tavoli con decori che riprendono i dettami dello spazialismo.

All’inizio di quel decennio, con le mutate esigenze del mercato e la conseguente necessità di ripensare l’assetto produttivo, distributivo e d’immagine aziendale trasformando una realtà eminentemente artigiana in una moderna industria, assieme al fratello Fulgenzio crea “Tecno”. Un nome programmatico, scelto per sottolineare la qualità tecnologica del progetto, senza rinunciare alla straordinaria eredità della sapienza artigiana nel trattamento dei materiali, nella cura del dettaglio, nell’interpretazione delle forma; i progetti nati sotto il segno Tecno (la poltrona P40, il divano D70, il sistema Graphis) costituiranno, grazie ad un linguaggio innovatore e particolarmente attento alla produzione di serie su grandi numeri, veri e propri riferimenti per la storia del Design italiano presenti nelle collezioni museali di tutto il mondo.

La Triennale (sezione Triennale Design Museum) – e non poteva esserci sede più adatta – ospita in questo periodo una significativa esposizione proprio dedicata ad Osvaldo Borsani, praticamente la prima retrospettiva completa a lui dedicata.

Attraverso oltre 300 opere, da pezzi unici a prodotti industriali, documenti di archivio, arredi e schizzi originali sono raccontati cinquant’anni emblematici della sua attività, dalla modernizzazione del mobile in stile nell’Atelier di Varedo alla creazione di “Tecno”, la scienza del sapere fare.

A testimoniare in maniera completa e affascinante questa storia di ricerche e invenzioni in continua evoluzione c’è l’Archivio Borsani, costituito da oltre trentamila disegni relativi a ben 8813 progetti, che tiene insieme la storia dell’atelier ABV, fondato dal padre Gaetano nel 1923, e tutta la documentazione del percorso progettuale di Borsani dalla fine degli anni Venti sino alla creazione della Tecno, nella quale Osvaldo svolse contemporaneamente i ruoli di Presidente, Art Director e designer di buona parte della produzione. Grazie all’impegno in particolare dell’architetto Valeria Borsani, figlia di Osvaldo,  è stato possibile completare e rimettere in ordine questo grande e importante archivio, ora diretto dal nipote Tommaso Fantini nella villa di famiglia a Varedo, che restituisce una visione pressoché completa dell’attività di Borsani. Da qui è nata la monografia “Osvaldo Borsani – Architetto, designer, imprenditore” (a cura di Giampiero Bosoni, 630 pagine, circa 1500 immagini, edizioni Skira), con preziosi contributi – fra gli altri, di Valeria Borsani, Marco Fantoni, Norman Foster, Fulvio Irace, Arnaldo Pomodoro, Maurizio Romanò, base della mostra curata da Lord Norman Foster e Tommaso Fantoni, con un allestimento strepitoso su due binari che si fronteggiano: su un lato scorrono a parete i disegni, i documenti, i progetti, le foto dal 1933,

compreso il tavolo di Norman Foster per Tecno, “Compasso d’Oro” nel 1987; sulla parete opposta gli arredi sospesi su un reticolato, con il bell’inizio di una stanza con arredi in stile gotico.

La mostra ha avuto il sostegno omaggio di SNAM, considerato che il fondatore ed allora Presidente della Società, Enrico Mattei, affidò a Borsani nel 1956 la progettazione degli uffici presidenziali e della foresteria del “Primo Palazzo Uffici” di San Donato Milanese a “Metanopoli”. Ideale prosecuzione della celebrazione del 75° Anniversario della mostra al Museo della Scienza e della Tecnica (catalogo Rizzoli).

Palazzo delle Triennale – Viale Alemagna 6, Milano; fino al 16 Settembre 2018; Orari: da martedì a domenica 9.30-22.30 (la biglietteria chiude un’ora prima delle mostre);

Per informazioni: Tel. 02 724341; www.triennale.org ; www.osvaldoborsani.com

Fabio Giuliani