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Sogno di una notte di mezza estate, al Teatro Fontana di Milano fino al 24 giugno

Visto e recensito da Carlo Tomeo il 9 giugno
(in scena dal 5 giugno)

Sogno di una notte di mezza estate,
da William Shakespeare
traduzione, adattamento e regia Filippo Renda
con (in o.a.) Astrid Casali, Aurelio Di Virgilio, Matteo Gatta, Mauro Lamantia, Luca Oldani, Beppe Salmetti, Mattia Sartoni, Laura Serena, Irene Serini, Ester Spassini
scene e costumi Eleonora Rossi
assistente costumista Alice Mancuso
sarta di scena Fabrizia Mari
assistente alle scene Mikhael Emrys Victor Conistabile
disegno luci e direzione tecnica Rossano Siragusano
assistente alla regia Valeria De Santis
sound designer e assistente volontario Nicolò Valandro
trucco studentesse Accademia alla Scala di Milano
foto Luca Del Pia
produzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale
in collaborazione con Idiot Salvant
con il sostegno di Next – Laboratorio delle Idee

“Il sogno di una notte di mezza estate“ è una delle più celebri, forse quella più celebre in assoluto, delle commedie di Shakespeare, per la sua trama fondamentalmente divertente e di facile presa sul pubblico, specialmente quello giovanile, e per il fatto che si può prestare, come in effetti è successo e, continua a succedere, a diversi modi recitativi.

Pur scritta nel 1595 e rappresentata l’anno successivo, non fu mai rappresentata integralmente fino a metà dell’Ottocento con l’inserimento di musiche e balli di epoca, con un centinaio di personaggi in scena, tra attori, ballerini e comparse.

All’inizio del ventesimo secolo la commedia, pur liberandosi del cast molto numeroso introdotto fino ad allora, sostituì la musica che nel frattempo aveva composto appositamente Mendelssohn, per tornare a quella più popolare dell’epoca elisabettiana. Tale fu la trasformazione che divenne quasi un musical, tanto che a Hollywood ne fecero la prima opera cinematografica, seguita negli anni successivi da altri film.

La traduzione, l’adattamento e la regia di Filippo Renda “trasporta“ l’opera negli anni settanta, considerati rivoluzionari perché cominciò la ribellione dei costumi e dei modi di pensare da parte dei figli contro i padri, grazie ai movimenti studenteschi già iniziati nel ’68. Furono quelli gli anni che il regista Renga chiama di vero “distacco generazionale con la classe che aveva fatto le guerre” che non accadde solo in Italia, naturalmente, ma interessò tutte le nazioni dai regimi liberali.

In Inghilterra, per esempio, nacquero musiche innovative come il Punk e il Glam Rock e artistiche come l’Art Rock che rappresentavano l’allontanamento più eclatante dalle convenzioni sociali dei padri, giudicate superate. Si cominciò a considerare anche il superamento dai generi prefissati a priori (e questo lo aveva capito già Madame Vestris nella sua rappresentazione del 1840, dove i personaggi di Puck e di Oberon furono rappresentati da donne). Calcò la mano su questo argomento Peter Brook nella seconda metà del secolo scorso, quando fece interpretare a ogni attore due parti, in genere una maschile e una femminile.

Filippo Renda segue questa strada e il simbolo di appropriazione vera della propria identità, che può essere anche intercambiabile, perché ciò che viene messo in prima linea è l’androginia, è rappresentato soltanto in un luogo notoriamente oscuro che è la foresta, abitata di notte da spiriti, dove tutto può accadere e dove regna la magia. Ed è qui che si consumano gli atti di maggior rabbia: quello di Ermia (l’attrice Astrid Casale), di Elena (interpretata da Ester Spassini) e dai loro amanti Lisandro (interpretato da Luca Oldani) e Demetrio (l’attore Aurelio Di Virgilio). Artefice del loro litigio è Titania, regina degli elfi e interpretato da Mattia Sartori) in abiti femminili che contende al marito Oberon (l’attrice Laura Sereni) il figlio di una sua amica umana, complice il folletto Puck (interpretato da Irene Serini).

Tra le convenzioni dei padri, da cui i giovani degli anni si ribellano, c’è anche il predominio dell’uomo sulla donna: Filippo Renda lo rappresenta fin dall’inizio della commedia, quando viene rappresentato il fidanzamento ufficiale che è preludio del matrimonio tra Teseo (l’attore Mattia Sartoni) e Ippolita, regina delle Amazzoni (ancora l’attrice Laura Serena), dove la donna lascia capire, con il suo atteggiamento, che non è felice di quell’unione e del resto lo fa intendere lo stesso Teseo quando dichiara apertamente di averla ottenuta con la violenza), così come impone a Ermia, innamorata di Lisandro, di non ribellarsi al volere di suo padre Egeo (l’attore Beppe Salmetti), lì venuto per farsi rispettare ufficialmente e imporre alla figlia il matrimonio con Demetrio.

La commedia tratta da Shakespeare con sapiente ritmo che non concede tregua e si fa apprezzare proprio per questo dal regista Filippo Renda è rappresentata in due atti e si avvale di musiche inglesi degli anni settanta. All’inizio dell’intervallo, per esempio è fatta ascoltare per intero una canzone di Siouxie.

Molto funzionale la scenografia (opera di Eleonora Rossi che si è occupata anche dei costumi) e che rappresenta sia il palazzo di Teseo e Ippolita, sia la foresta, grazie a un sistema di incastri di spazi ristretti sottostanti una pedana rialzata. Da questi spazi escono i personaggi-fantasmi che rivivono solo di notte e compiono magie.

Tutti gli attori interpretano due personaggi a eccezione di Astrid Casali e di Mauro Lamantia (che interpreta la parte di Bottom, un attore di una compagnia scalcagnata che si è recata sul posto per dare una rappresentazione al matrimonio di Egeo e che, trovandosi nel bosco incrocia Puck che gli trasforma la testa in quella di un asino di cui Oberon si innamorerà per l’ennesimo effetto magico del folletto). Pur interpretando un solo personaggio, sia pure con fattezze diverse, l’attore di è dimostrato molto bravo. Del resto tutta la compagnia è composta da artisti di fama collaudata e che hanno dato in questo caso l’ennesima prova delle loro capacità interpretative.

Non si può, tuttavia, non nominare, in particolare, Irene Serini che interpreta il personaggio di Puck e del cerimoniere Filostrato. Mentre, quando rappresenta Puck, dimostra enormi capacità sia con la recitazione verbale sia con quella dove usa il corpo, muovendosi, nonostante l’altezza, tra gli spazi angusti posti sotto la pedana che è il luogo scenico principale, durante le poche battute del primo e ultimo atto, nel quale recita nei panni di Filostrato, la sua ironia è irresistibile.

Il pubblico si è divertito molto, come spesso succede quando assiste a questa commedia shakespeariana, tanto che a volte le risate erano così incontenibili da coprire persino qualche battuta. Applausi a non finire per tuta la compagnia diretta con esperta capacità. Da non perdere: sarà in scena fino al 24 giugno!

Teatro Fontana
Via Gian Antonio Boltraffio, 21
20159 Milano
Metro:
M3 e M5, fermata Zara
M2 e M5, fermata Garibaldi
Tram: 2, 4, 7, 33

Per INFO e BIGLIETTERIA
Biglietteria presso il teatro
Tel.: 02 6901 5733
Orario da lunedì a venerdì ore 9:30 – 18:00
fontana.teatro@elsinor.net
www.teatrofontana.it
email elsinor@elsinor.net

Orario spettacoli:
da martedì a sabato: ore 20:30 – domenica: ore 17:00
Prezzi:
intero: € 19:00 – giovedì: € 15:00
riduz. convenzionati:€ 14:00
riduz. over 65 /under 14: € 9:50
prevendita e prenotazione: € 1:00
gruppi scuola: € 9:00
minimo 10 studenti (prevendita e prenotazione non applicate)

Informazioni su Carlo Tomeo (18 articoli)
Carlo Tomeo, ex responsabile amministrativo in scuole pubbliche statali e andato in pensione anticipata. I suoi interessi spaziano tra la letteratura e il teatro, l’arte, il cinema e la musica leggera. Da circa cinque anni ha scritto, per diverse testate, recensioni teatrali, di letteratura e musicali, oltre a notizie di eventi di carattere culturale. È bene introdotto nella maggior parte dei teatri milanesi, da cui riceve regolarmente comunicati stampa che pubblica sulla sua pagina personale di Facebook ape
rta a tutti; in particolare si interessa al teatro off.