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Torna per l’ultima volta, forse, l’ora legale che l’Europa vuole cancellare

L’ora legale è quella “estiva”, in vigore  tra marzo e ottobre, il periodo dell’anno in cui ci sono più ore di luce. Nel giorno più lungo dell’estate, in Italia, il sole sorge verso le 5.30 e tramonta entro le 21. Se non ci fosse l’ora legale, sorgerebbe alle 4.30 e tramonterebbe alle 20. Ma visto che fra le 4.30 e le 5.30 quasi tutti stanno ancora dormendo, di quell’ora di luce potrebbero goderne pochissime persone: lo spostamento delle lancette provoca invece un “allungamento” delle giornate e permette un po’ a tutti di godere di un’ora di luce in più, dalle 20 alle 21. Avere più luce di sera – è piuttosto intuitivo – fa anche risparmiare sui consumi di energia elettrica, valutati  in  116 milioni di euro all’anno soltanto in Italia.

Ma prima del possibile addio al cambio di orario, il ritorno all’ora solare quest’anno avverrà nella notte tra sabato 27 e domenica 28 ottobre in cui sarà necessario portare indietro le lancette dell’orologio.

L’ora solare è quella naturale, quella “giusta”, valida nei mesi invernali tra ottobre e marzo e “aggiustata” nel resto dell’anno con l’ora legale. Cosa succederebbe se l’Italia decidesse di adottare solo l’ora legale a scapito di quella solare? D’inverno il sole tramonterebbe più tardi, come d’estate, ma poi farebbe buio fino a circa le 9 del mattino, un orario in cui sono già iniziate le maggior parte delle nostre attività.

L’ora legale a chi conviene?
Per ragioni geografiche, gli stati del Sud Europa, come l’Italia, ottengono benefici superiori agli altri dall’ora legale. Per la loro posizione  a circa metà strada fra Polo Nord ed Equatore, la durata delle giornate non varia moltissimo fra estate e inverno. Lo spostamento in avanti di un’ora, quindi, rende sì le giornate più lunghe, ma non in modo tale da avere luce a tarda sera.