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After Miss Julie di Strindberg, un vero dramma dell’umana fragilità – fino al 23 dicembre al Teatro Parenti

Il debutto di ieri sera al Franco Parenti di Milano di “After Miss Julie” è stato un tripudio di consensi unanimi ed univoci del pubblico presente, di ogni età, perfino di un lattante, che ha gradito a modo suo.

Durante la visione, meglio contemplazione, di questo spettacolo,  in taluni momenti, è stato necessario trattenere il fiato per bloccare il turbinio di emozioni che arrivavano dalla scena allo spettatore, fino a che il buio totale sul palco ha segnato la fine del dramma, anche se tecnicamente potrebbe essere ed è molto di più.

Gabriella Pession, Lino Guanciale Roberta Lidia De Stefano,  diretti da Giampiero Solari,  sono gli interpreti del riadattamento firmato da Patrick Marber, celebre  autore di questo atto unico composto nel 1888 dal drammaturgo svedese.

Parlare di successo e sold out per questo spettacolo può essere scontato perchè al Franco Parenti, che ne firma  anche la produzione, da sempre ma nelle ultime stagioni sempre di più, grazie all’intuizione e l’intraprendenza del suo direttore artistico Andrée Ruth Shammah arrivano solo grandi spettacoli.

Ieri sera 11 dicembre la Sala Grande del teatro Parenti era al completo e, crediamo vi fosse perfino una lista di attesa al botteghino  per questa piéce, che arricchisce ed impreziosisce quella che si può definire una fantastica stagione teatrale.

Ma dovendo parlare di questo spettacolo tremano i polsi perchè sono tali e tante le emozioni che arrivano alla mente che renderle in parole è veramente un’impresa non facile se non vogliamo riscrivere un testo parallelo ed annullare il piacere di assaporare, attimo per attimo, quello che, come in una pellicola cinematografica scorre sulla scena di questo palco che si presta molto per ampiezza e profondità.

Per altre notizie tecniche e curiosità vi rimandiamo ad un altro nostro articolo.

Dunque un testo non facile però gli interpreti sono stati capaci di dare vita ai pensieri del suo autore, che ben aveva assimilato il testo originale  di Strindberg riadattandolo al 1945  realizzando una commedia partendo da una storia intensa e drammatica, dove si può ritrovare materiale per educatori, psicologi, psichiatri e per dare vita a seminari tanto è vasta la forza della narrazione.

LA TRAMA
L’ambientazione è a Milano e la scena sia apre evocando la famosa notte del  29 aprile 1945 quando, in quella città, come in tutte le città d’Italia, si festeggiava la liberazione dall’occupazione nazifascista.

Ci si ritrova in un seminterrato cupo, la dépendance di una villa di un ricco e importante agiato personaggio, che non compare mai sulla scena.

Più  specificatamente ci si ritrova in una cucina, dove una giovane donna bada ai fuochi (veri) di un fornello dove sta cucinando per i suoi padroni e anche per  il suo “signore”, il suo promesso sposo, Gianni, il giovane servo o meglio Chauffeur.

Gli odori della pietanza che prepara si spande tra gli spettatori, come in altri momemti l’odore del fumo delle sigarette di cui le due donne in scena ne fanno abbondante uso ed abuso.

Presto entrerà in scena anche la signorina Giulia, la figlia del padrone, giovane donna dell’alta società di quel tempo e tra Gianni e Giulia si accende la passione che li farà scivolare in comportamenti lascivi e poco ortodossi, al limite dell’hard ma senza essere volgare e scandaloso se non per qualche benpensante o purista o anche bigotto, a cui si consiglia  di astenersi dal vederlo se prima non si predispone ad allargare la mente e vedere al di là del suo naso.

A dare vita a questi personaggi che vedrete in scena sono attori cinenatografici noti, oltre che bravi e nella sua coralità sono in grado di rendere vive e reali le emozioni che riempiono ogni interspazio della sala di vibrante energia.

Fantastica la trasgressiva Gabriella Pession che nei panni della signorina Giulia è perfetta e chi se la ricorda come interprete di fiction avvincenti e famose, rimarrà stupito dalla sua intensità che ne fanno una stella prima grandezza. Lei stessa è rimasta incantata quando vide  Londra  il sui ruolo di Miss Julie in una messinscena in cui recitava suo marito (il link di cui sopra vi porterà su una pagina che meglio chiarisce questo particolare).

Lino Guanciale nei panni del seducente Gianni è perfetto e riesce a far trasparire tutta la potenza dell’uomo latino, il maschilismo tipico di quel preciso momento storico, ma forse ancora anche del nostro, mettendo a nudo nello stesso tempo la fragile umanità di cui tutti gli esseri umani di ogni tempo, trascinati e avviluppati dalla passione dall'”odore del sesso” sono capaci di compiere, cadendo nella tela tessuta ad arte da una piacente donna che per sua natura è in grado di irretire l’uomo facendolo suo “schiavo”.

Chiari sono immessaggi degli ideali di emancipazione femminile di quel tempo che per l’autore voleva significare il pensiero laburista,  ma che poi in fond,  anche se in tempi diversi è passato nella nostra evoluzione o “rivoluzione”culturale, che da un lato voleva condannare ed annullare un mondo fatto di agio e privilegi, ma nella realtà allora come oggi non produce che evasione mentale e decadimento morale di un mondo dove l’ipocrisia, la voglia morbosa è la necessità di apparire più che essere, mentre sembra ci faccia viaggiare verso una completa libertà, purtroppo ci ci trascina in basso nel decadimento morale e culturale dal quale è urgente rialzarsi per tornare ad essere “Uomini” nel senso latino del termine.

Il terzo personaggio   la promessa sposa di Gianni è superbamente interpretato da Roberta Lidia De Stefano che in un apparente ruolo minore è immensa nel gestire il suo ruolo di donna innamorata e romantica, perfino timorata di Dio o meglio di bigotta assogettata alla tradizione di una chiesa dominante che allora più di adesso si impossesava delle menti e dell’innata inclinazione dell’uomo verso la divinità, per fare lucro in tutti i sensi… ma questa è tutta un altra storia e qui non si vuole fare nè la morale né un sermone, però la fede in Dio, nell’unico vero Dio il cui nome è “l’Io Sono” è una cosa molto diversa.

Giusti e meritati complimenti vanno pertanto a Roberta Lidia, Gabriella e Lino per la loro profondità in cui hanno dato il massimo del loro talento senza risparmiarsi e la loro presenza scenica è forte, viva, vera.

Se After Miss Julie,  diretta da Patrick Marber, è stata candidata all’Oscar come  film prodotto  dalla Bbc nel 1995  con il titolo “Closer e Diario di uno scandalo”, dando poi vita nella stessa stagione teatrale londinese ad uno spettacolo di grande successo, sia di pubblico che di critica, questa messa in scena non è da meno e merita un premio e noi auspichiamo lo avrà.

Di più non vi si può dire per non spoilerare ma ancordipiù per non stancare chi legge e, soprattutto, per non farvi perdere il gusto della sorpresa ed il piacere dei sensi nel vedere questo spettacolo che vi consigliamo, fortemete sempre che se riusciate a trovare il biglietto.

Il video degli applausi lunghi e intensi del pubblico…parte del quale,  nonostante il sipario si fosse chiuso, non si rassegnava e aspettava un secondo tempo che non c’è ma che potrà esserci solo nella vostra mente se vorrete riflettere per dare un epilogo a seconda della vostra fantasia, cultura, credenza e tanti altri parametri che fanno la differenza in quei pochi etti di materia grigia che tutti abbiamo nella nostra scatola cranica.

Informazioni su Sebastiano Di Mauro (404 Articoli)
Sebastiano Di Mauro nasce ad Acireale (CT) nel 1954 dove ha vissuto fino a circa 18 anni. Dopo si trasferisce, per brevi periodi, prima a Roma, poi a Piacenza e infine a Milano dove vive, ininterrottamente dal 1974. Ha lavorato per lunghi anni alle dipendenze dello Stato. Nel 2006, per strane coincidenze, decide di dedicarsi al giornalismo online occupandosi prima di una redazione a Como e successivamente a Milano, coordinando diverse redazioni nazionali. Attualmente ha l'incarico di caporedattore di questa testata coordinando i vari collaboratori sul territorio nazionale.
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