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Bartleby – Teatro della Cooperativa di Milano fino al 25 novembre

Inserito il 23 novembre 2018 da redazione in Teatro

in scena dal 15 novembre

visto e recensito da Carlo Tomeo il 22 novembre.
Bartleby
di Luca Radaelli

tratto da Bartleby, lo scrivano

di Herman Melville
con Luca Radaelli e Gabriele Vollaro
musiche Carlo Boccadoro
luci e tecnica Graziano Venturuzzo
scena e regia Renato Sarti
coproduzione Teatro Invito/Teatro della Cooperativa

prima nazionale

Qualcuno ha scritto che le opere che si possano definire di genere giallo non sono state scritte con l’intenzione di appartenere a quel tipo di scrittura, ma ne posseggono tutte le peculiarità, anche se all’apparenza non sembra cosi, e sono l’Orestea” di Eschilo e “Delitto e Castigo” di Dostoevskij e chi le conosce a fondo non può che esserne d’accordo. Se invece si parla di racconti tra i più famosi e misteriosi nel comprendere il simbolismo che racchiudono, non si può escludere, oltre ai celebri “Wakefield” di Nathaniel Hawthorn e “La metamorfosi “ di Kafka, il non meno celebre “Bartleby, lo scrivano” di Herman Melville, che fu più volte rappresentato a teatro, e si avvalse anche di tre versioni cinematografiche di registi famosi, l’ultima delle quali nel 2001, oltre a un documentario più recente del 2011 avente per protagonista addirittura Daniel Pennac. Il senso di questa premessa è che il racconto di Melville non smette di interessare critica e studiosi vari del grande scrittore americano, dato che il tema si presta a diverse chiavi di lettura e tutte possono apparire lecite, a seconda della rappresentazione scelta.

Scritto nel 1853, due anni dopo “Moby Dick”, fu pubblicato dallo scrittore che usò un nome anonimo e solo nel 1856 rivelò di averlo scritto lui, quando fu ripubblicato insieme ad altri racconti. Uno dei motivi potrebbe essere che il tema si discosta alquanto da quello del famoso romanzo della balena bianca, ma in realtà la distanza fra le due opere non è poi così lontana se si pensa che i personaggi principali, sia del romanzo che del racconto, si assomiglino nella loro caparbietà nel cercare di raggiungere uno scopo, con la differenza che il capitano Achab di “Moby Dick” ha una ragione ben precisa ed è rappresentata dalla vendetta, mentre Bartleby apparentemente non ne ha alcuna e può essere tacciato solo di ignavia, ma il suo vero scopo non è invece una forma di ribellione passiva alle regole che gli vengono imposte dalla società in cui vive?

Sia la fine di Bartleby che quella dei protagonisti dei racconti citati all’inizio non possono essere liquidati in modo preciso, si direbbe quasi che siano obbligatori per dare una conclusione alle vicende. Tuttavia non è la fine che dispiega il senso del comportamento dei protagonisti e il mistero che avvolge, specie ne “la Metamorfosi”, lo stato mentale del loro vissuto ed è proprio tale comportamento che rende avvincenti i tre racconti citati.

La storia di “Bartleby, lo scrivano”, pur essendo molto nota merita comunque un breve accenno. Il protagonista è un avvocato di Wall Street che ha già tre dipendenti che, per un motivo o per un altro non soddisfano pienamente le sue esigenze, tanto che decide di mettere un annuncio per assumere un nuovo scrivano. Gli si presenta un pallido giovane, dall’aspetto molto riservato che viene messo subito a lavorare come copista, cosa che egli esercita in silenzio e senza apparenti distrazioni. Tuttavia quando l’avvocato lo chiama per la lettura degli atti da leggere e ultimare le pratiche insieme agli altri collaboratori egli gli risponde con la frase che diventerà celebre e che lo contraddistinguerà per tutto il racconto “preferirei di no”. E quella frase sarà ripetuta tutte le volte che gli viene chiesto di fare qualcosa che esuli dal suo compito di copista. Quando l’avvocato scopre che il ragazzo passa la notte in ufficio, facendone una sua dimora, gli chiede di andarsene ma riceverà la solita risposta. Alla fine sarà l’avvocato ad andare via, vendendo l’appartamento. Tuttavia i nuovi padroni non accettano che Bartleby rimanga a vivere in quella che è diventata la loro nuova abitazione e, alla richiesta di andarsene, il ragazzo risponderà sempre “preferirei di no”. Anche l’intervento dell’avvocato che, preso a cuore lo stato del ragazzo, si dimostra persino disposto a farlo andare a vivere a casa sua viene accolto con la solita frase. Sarà la polizia a liberare l’appartamento dall’ospite intruso, rinchiudendolo in prigione perché non affetto da fissa dimora. Quello che poi succederà sarà una forma di spiegazione del comportamento di Bartleby. E sarà questo comportamento finale a fornire una delle spiegazioni del mistero racchiuso nel racconto.

La messa in scena voluta da Luca Radaelli, che ne ha scritto la drammaturgia riprendendola dall’originale di Melville, è il racconto della storia che ne fa l’avvocato, rappresentato dallo stesso Radaelli, a volte inframmezzato dalla presenza dell’attore Gabriele Vollaro nella parte di Bartleby.

Luca Radaelli si dimostra grande mattatore nel suo eloquiare per oltre un’ora e un quarto, senza mai sbagliare una parola e mettendo a frutto tutta una serie variatissima delle gamme di recitazioni, che, a seconda dei momenti narrati o discussi con l’altro attore, a volte è colloquiante, altre è rabbioso, altre ancora diventa dolente nel seguire la sorte del ragazzo.

Gabriele Vollaro, a sua volta, può recitare solo con il corpo, avendo pochissime battute, peraltro non molto dissimili dalla solita “preferirei di no”, non è stato scelto a caso: un volto pallido, un’espressione quasi angelica avvalora non solo la tesi della rivoluzione passiva da contrapporre a una vita frenetica dove conta solo il danaro e la corsa da attuare per raggiungere un benessere sempre più cospicuo, ma anche la delusione di chi ha lavorato in un ufficio di posta non consegnata per assenza del destinatario, causa questa di non voler appartenere alla classe sociale con cui deve confrontarsi quotidianamente, dopo che gli sono passate tra le mani lettere tornate al mittente perché indirizzate a persone forse non più viventi.

Ecco che, dopo che sono trascorsi più di un secolo e quattro decenni, “Bartleby” si mostra ancora attuale e il finale può dare una dimostrazione dell’animo dello scrivano, a seconda di come si vuole interpretare la sua fedeltà alla frase che lo contraddistingue: un indolente scansafatiche oppure un essere umano deluso dalla vita? E il suo comportamento è veramente una forma di rivoluzione passiva, atta a contribuire a far sorgere una nuova società oppure un atto di abbandono?

La scenografia è stata creata da Renato Sarti che ha condotto anche un’ottima regia, valorizzando in particolare il talento del protagonista.

Il pubblico, ammaliato dal racconto di Luca Radaelli, ha applaudito a lungo.

Teatro della Cooperativa
via privata Hermada, 8
tel.: 02 642076
info@teatrodellacooperativa.it
www.teatrodellacooperativa.it

ORARI
martedì, mercoledì, venerdì e sabato: ore 20:30
giovedì ore 19:30 – domenica ore 17:00
lunedì riposo

Prezzi:
intero: € 18,00 – convenzionati: € 15,00
under 27: € 10:00 – over 65: € 9,00
giovedì biglietto unico: € 10,00
gruppi (10 o più): € 12,00
diritto di prenotazione: € 1,00
(non applicato sugli abbonamenti e ai biglietti acquistati online)
Precari, disoccupati e cassintegrati, portatori di handicap: € 9,00

come raggiungerci:
MM3 Maciachini / MM2 + tram 4 (fermata Niguarda Centro)
MM5 Cà Granda + autobus 42, 51, 52, 83, 166, 172
BikeMI 313

Parcheggio gratuito: gli spettatori possono usufruire gratuitamente del parcheggio di via Ornato 28

Informazioni su Carlo Tomeo (33 articoli)
Carlo Tomeo, ex responsabile amministrativo in scuole pubbliche statali e andato in pensione anticipata. I suoi interessi spaziano tra la letteratura e il teatro, l’arte, il cinema e la musica leggera. Da circa cinque anni ha scritto, per diverse testate, recensioni teatrali, di letteratura e musicali, oltre a notizie di eventi di carattere culturale. È bene introdotto nella maggior parte dei teatri milanesi, da cui riceve regolarmente comunicati stampa che pubblica sulla sua pagina personale di Facebook ape
rta a tutti; in particolare si interessa al teatro off.