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Black Hole: Arte e matericità tra Informe e Invisibile

“L’universo è buio: noi speriamo, invece, che l’infinito sia azzurro, sia questo cielo di luce pulita senza nuvole, senza confini.” (Gianni Dova)

Primo appuntamento di un ambizioso ciclo triennale dedicato dalla GAal MeC tema della materia. Ideata da Lorenzo Giusti con la collaborazione di Sara Fumagalli con la consulenza del fisico Diederik Sybolt Wiersma e la partecipazione di “Bergamo Scienza” (importante evento che si tiene in città annualmente) la mostra, articolata in tre diverse sezioni, racconta il desiderio degli artisti di penetrare la materia, di spingersi nelle sue più oscure profondità, fino a coglierne l’elemento essenziale, la sostanza primaria costituente il “Tutto”.

In sintesi….
SEZIONE 1 – “Informe”. Gli artisti del Novecento, in particolare legati alle Avanguardie, così come i contemporanei, influenzati dal progresso scientifico e dalla sua divulgazione, modificano la loro percezione nel loro vivere quotidiano e, di conseguenza, nei percorsi lavorativi. Qui vediamo lavori che utilizzano materiali, sia tradizionali sia inusuali, non come elementi da plasmare con l’intento di creare nuove forme, ma in virtù della loro valenza intrinseca. Si collocano all’origine di questo percorso le ricerche di Jean Fautrier, con le sue composizioni di colore stratificato, e di Lucio Fontana, con le sue “Nature” di materia incisa. Una linea di ricerca che prosegue – tra gli altri – con le superfici grumose intessute di fenditure e lacerazioni di Antoni Tàpies, la densità bituminosa delle “Combustioni” e dei “Cretti” di Alberto Burri, presente anche nei primi lavori di Piero Manzoni, e, decenni più tardi, i “Big Clay” “senza forma” di Urs Fischer, le statue “colanti” di Cameron Jamie, le eteree astrazioni screpolate di Ryan Sullivan.

SEZIONE 2 – “Uomo – Materia”. La materia che permea l’universo e che tutto crea e compone definisce anche la natura umana. Questo lasciano intendere le produzioni artistiche presenti, dove, all’interno di un percorso articolato e trasversale, sono messe a confronto le opere di autori di generazioni diverse contraddistinte da una forte componente materica e allo stesso tempo da una presenza, più o meno manifesta, dell’elemento antropomorfo. Le sintesi plastiche di Auguste Rodin e Medardo Rosso, con le loro immagini di volti e corpi affioranti da blocchi indistinti, dialogano con le figure “intrappolate” di Alberto Giacometti e le teste monolitiche dello scultore svizzero Hans Josephsohn.

Volto e materia ritornano nei primi dipinti informali di Enrico Baj, nelle Dame di Jean Dubuffet degli inizi degli anni Cinquanta così come nei lavori di Karel Appel e Asger Jorn, storici membri del gruppo “Co.Br.A.”; a questi maestri della modernità sono affiancati lavori di artisti contemporanei, da William Tucker, con i suoi agglomerati di materia, a Florence Peake, con le sue sculture informali, esito di performance collettive in cui corpo e materia sembrano cercare una sintesi dinamica.

SEZIONE 3 – “Invisibile”. Le opere presenti nella terza sezione guardano agli aspetti più nascosti della materia, invisibili ai nostri occhi, in dialogo con la dimensione atomistica e subatomica. In mostra le celebri “Tessiturologie” di Jean Dubuffet – visioni microscopiche di un generico “elemento materiale”, di cui si restituisce visivamente l’idea dell’incessante brulichio interno – dialogano con le esplosioni di “materia-luce” di Tancredi Parmeggiani e con le composizioni degli artisti del Movimento “Arte Nucleare”. Il lavoro di Jol Thomson – realizzato a stretto contatto con i Laboratori Nazionali del Gran Sasso – crea un dialogo fra scienza e arte, indagando i territori dell’intangibile. Su questa linea di ricerca si muovono anche le performance di Hicham Berrada, che invita lo spettatore a fare esperienza diretta delle energie e delle forze che emergono dalla materia, e i Photograms di Thomas Ruff, le cui composizioni astratte nascono dalla consapevolezza dell’esistenza di un universo microscopico.

La mostra si avvale del contributo della Fondazione Meru – Medolago Ruggeri per la ricerca biomedica, che nell’ambito della “Trilogia della materia”, e quale parte del programma del festival “Bergamo Scienza”, ha dato vita a un nuovo progetto di ricerca – “Meru Art*Science Research Program” – finalizzato alla realizzazione di interventi specificatamente pensati ad un determinato luogo e dedicati al rapporto arte-scienza. Il programma vede, per questa prima edizione, la partecipazione degli artisti Evelina Domnitch & Dmitry Gelfand che per lo “Spazio Zero” della GAMeC hanno progettato un’installazione ambientale capace di declinare sul piano visivo l’interazione di due buchi neri attraverso un cunicolo spazio-temporale (Wormhole), dove la materia dell’universo collassa su se stessa per rigenerarsi.

Il catalogo della mostra – edito da GAMeC Books – contiene testi di scientifici di Gianfranco Bertone, Giulio Peruzzi e Diederik Sybolt Wiersma, tracciando l’orizzonte concettuale di questo primo appuntamento della “Trilogia della materia”, accanto ai saggi di Lorenzo Giusti e Sara Fumagalli e agli interventi di critici e storici dell’arte internazionali chiamati a fornire una lettura approfondita delle opere esposte.

Coerentemente alle schede delle opere presenti in mostra, nel volume sono affiancate le testimonianze di alcuni fisici operanti nelle università italiane dedicate ai temi della materia oscura, della trasformazione del concetto di massa e della visione subatomica.

A questa prima parte – afferma il curatore – ne seguirà una seconda dedicata al tema della materia in trasformazione aperta alla dimensione del tempo, vissuto e percepito, e quindi un terzo ed ultimo capitolo volto ad indagare quelle forme artistiche che in fasi diverse, si sono confrontate con l’ideale di assenza della materia, quindi con la possibilità per l’arte di trascendere il piano materiale per cogliere quello puramente astratto o spirituale. E a me – a questo punto – tornano alla mente Caravaggio e Galileo, due vite parallele, innovatori, uno in Arte e l’altro in Scienza, tanto da farmi pensare che si siano ben conosciuti e capiti.

Tutto sommato una mostra sia per l’incolto che per l’inclita: il primo trova belle opere da ammirare, il secondo anche da meditare.

GAMeC – Via San Tomaso 53, Bergamo (fronte Accademia Carrara);
Orari: tutti i giorni, tranne martedì, 10-18 (la biglietteria chiude un’ora prima);
aperture straordinarie: 31 dicembre 2018: 10-15; 1 gennaio 2019: 14-18; 6 gennaio 2019: 10-18;

Per informazioni: Tel. 035 270202; www.gamec.it

Fabio Giuliani