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Gender: Quanto siamo liberi di essere noi stessi?

C’è un termine che in questi ultimi anni sta facendo parlare molto di sé (come si trattasse di un neologismo), sollevando non poche sterili polemiche e inesistenti teorie. Il termine sotto i riflettori è: GENDER. Quale sconvolgente significato si nasconde dietro questa misteriosa parola bisillabica? Basta eliminare la “d” e aggiungere una “e” alla fine per ottenere la traduzione italiana e forse anche una maggiore chiarezza sulla sua accezione: GENERE.

#NONUNADIMENO SIN DAI PRIMI ANNI Educazione di Genere per un’infanzia più libera a cura di Cecilia Merchán e Nadia Fink edito da RapSodia Edizioni in collaborazione con Chirimbote e Las Juanas Editoras è un interessante volume molto utile ad approfondire l’ampio universo del genere, e soprattutto a fare chiarezza su quest’argomento “scottante”.

Il genere include aspetti come l’identità di genere e la sua espressione, ma non l’orientamento sessuale; pertanto l’identità di genere non va confusa con le preferenze sessuali. L’identità di genere rappresenta una consapevolezza interiore e radicata, quella del genere con cui una persona si identifica, mentre le preferenze sessuali riguardano l’attrazione emozionale, romantica e/o sessuale, di una persona verso individui dello stesso sesso, di sesso opposto, o di entrambi i sessi. Purtroppo, però, ci viene fatto credere che sesso/identità sia un binomio perfetto. No! Non è così. Adesso lo sappiamo.

Quanto siamo veramente liberi di essere noi stessi? La nostra identità di genere si costruisce a partire da un’informazione biologica (dal pisellino o dal fiorellino), ma come si è già detto il sesso non è tutto. Il modello binario (maschio o femmina) anche questo è limitante. Ci comportiamo secondo certi modelli non perché è il genere ad imporli, ma la società, la quale decide che ci sono giocattoli, colori, comportamenti, ecc… da maschi e da femmine (il maschio fa la pipì in piedi e la femmina da seduta). Per quanto tempo ancora permetteremo alle convenzioni sociali e ai tanti stereotipi e pregiudizi che ne derivano di decidere per noi? È giunto il momento di batterci per l’indipendenza dal “pensiero comune”.

Se durante l’infanzia non ricevessimo condizionamenti in merito alla sessualità, arriveremmo forse – da bambini, da adolescenti, persino da adulti – a non porci troppi interrogativi (spesso legati a pregiudizi) in merito all’identità di genere e alle preferenze sessuali? Se alla base della nostra educazione non ci fossero i condizionamenti di cui sopra, sentiremmo ugualmente il bisogno di definire un comportamento giusto o sbagliato?

Al giorno d’oggi i termini giusto/sbagliato e natura/contro natura si definiscono sulla base di condizionamenti (di derivazione culturale e religiosa) che vanno a limitare la personale libertà di espressione dell’individuo. Viviamo, chi più chi meno (i fattori che determinano il nostro grado di condizionamento sono molteplici), secondo uno schema che ci viene inculcato da piccoli. Uno schema che spesso, purtroppo, ci limita e ci rende ostili verso le diversità. Sentiamo il bisogno di parlare di diversità perché la diversità esiste, fa parte di noi, e non deve essere pretesto di derisione, emarginazione e fobia (xenofobia, omofobia, misantropia, trans-fobia, ecc.). La tradizione deve iniziare a essere considerata una fra le tante possibilità, è giunto il momento di equiparare la tradizione alla diversità in una visione libera e poliedrica dell’esistenza umana. È una battaglia in corso da secoli, basti pensare ai neri, agli ebrei – solo per citare alcuni esempi emblematici di discriminazione.

#NONUNADIMENO SIN DAI PRIMI ANNI Educazione di Genere per un’infanzia più libera è sicuramente un testo che potrà contribuire (finendo nelle mani giuste), in maniera rilevante, all’avvio/promozione dell’equiparazione di cui si parla qualche riga sopra. Si tratta di un testo che dovrebbe essere adottato da ogni scuola di ordine e grado, ma soltanto dopo un’adeguata formazione degli insegnanti e delle famiglie. Perché solo conoscendo si potrà dare delle risposte ai tanti interrogativi che i giovani si pongono e ci porgono. Quando invece non si sa, quando si ignora, quando si è ignoranti il “problema” viene arginato, evitato, alimentando separazioni, divisioni e odio. Una risposta, un chiarimento vale più di tanti silenzi.

Consigli di lettura per approfondire l’argomento:

Gender la rivoluzione, National Geographic (numero speciale gennaio 2017).

Il gender: la stesura definitiva. Tutto quello che ancora non sai sull’ideologia che farà di tuo figlio un gay, Dario Accolla, Villaggio Maori, Catania, 2017.

La grande avventura dei diritti dello donnePerché esistono le disuguaglianze tra donne e uomini?, Dorothée Werner e Soledad Bravi, Sonda, Milano, 2018.

Sabato 2 marzo presso l’Associazione Culturale Tra Le Righe in via Costantino 12, Roma (zona San Paolo) alle ore 18.00 si terrà una presentazione a cui sarà presente l’editore.

 

Informazioni su Giorgio Volpe (117 Articoli)
Giorgio Volpe Redattore Spettacolo Nato nel 1990, amante dell’arte, soprattutto di quella scenica, si laurea nel 2013 in Scienze Umanistiche (Arti e Scienze dello Spettacolo - La Sapienza/Roma) con una tesi su “The Lion King – il musical” e nel 2018 consegue la specialistica in Lettere e Filosofia (Spettacolo, Moda e Arti Digitali - La Sapienza) con una tesi dal titolo "Teatro Ragazzi. Esperienze tra Italia e Francia". Quello della scrittura giornalistica è un hobby che gli permette di abbinare l’utile al dilettevole.