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Gigi Proietti ci ha lasciati e oggi il mondo dello spettacolo è più povero!

Quando arrivano notizie come queste è come se arrivasse un fulmine a ciel sereno: Gigi Proietti è morto!

Ti chiedi se sia vero o se sia solo uno scherzo, uno di quelli che il maestro era abituato a fare. In effetti lo scherzo ce lo ha fatto e come: è morto il giorno del suo ottantesimo compleanno che era oggi 2 novembre, data su cui diverse volte aveva scherzato durante i suoi show. La sua scomparsa rappresenta un grave lutto per il mondo dello spettacolo, che proprio in questo periodo, a causa dell’emergenza sanitaria, sta vicendo uno dei momenti più bui da sempre.

Per riservatezza non si era parlato del suo ricovero in una clinica romana, avvenuto già diversi giorni fa per problemi cardiaci, ma le sue condizioni si erano aggravate già ieri, poi questa notte, alle 5.30 se ne è andato. Accanto a lui le figlie Susanna (42 anni) e Carlotta (37 anni) e la compagna di sempre, Sagitta Alter, con la quale divideva la vita dal 1962.

Il grande attore,  romano puro sangue, è stato uno dei più noti mattatori del teatro italiano di tutti i tempi e sono molti gli artisti che hanno un debito di amore e di riconoscenza nei suoi confronti.

Gigi Proietti  è stato sempre considerato un maestro per i giovani artisti. Egli è stato uno scopritore di talenti fin dai tempi in cui dirigeva il Teatro Brancaccio di Roma, dove aveva creato un laboratorio di esercitazioni sceniche e, quando ne parlava, scherzando diceva: “ai giovani attori, ho insegnato loro tutti i miei difetti”. Della sua scuola fanno parte Massimo Wertmüller, Rodolfo Laganà, Gabriele Cirilli Enrico Brignano, Flavio Insinna, Giorgio Tirabassi e tantissimi altri. E’ stato anche direttore del Teatro Stabile dell’Aquila e insieme a Pietro Garinei per anni ha riscosso successi al Sistina.

Molto ancora si può dire di Gigi Proietti e tutto sarebbe sempre poco, perchè egli era unico, poliedrico, versatile, un vero talento che ha dimostrato nella sua lunga carriera, costellata da un successo dopo l’altro da quando la sua notorietà era esplosa nel 1970 a teatro, quasi per caso, quando venne chiamato a sostituire Domenico Modugno nella commedia musicale di Garinei e Giovannini “Alleluja brava gente”. Con la sua voce fu anche il genio della lampada di Aladino, rendendolo uno dei personaggi disneyani meglio riusciti. Sempre sua fu  la decisione nel 2003 di costruire un Globe Theatre shakespeariano  ai  giardini di Villa Borghese, per narrare la poesia e la tragedia del Bardo.

Indimenticabile il suo famosissimo one man show “A me gli occhi please”, dove fin dagli Anni 70 con i suoi monologhi,  imitazioni e  curandone anche la regia ha riscosso grandi successi durati  fino agli anni 90. Insomma un artista completo capace di essere il Mangiafuoco spaventoso nell’ultimo “Pinocchio” oppure  il tranquillo e spassoso “Maresciallo Rocca”, seguitissimo su Rai1  e che registrò il record di ascolti con 16 milioni di spettatori. Altrettando successo riscossero i personaggi assunti in  “L’avvocato Porta” e in “Una pallottola nel cuore”. Non ci si può dimenticare di citare il suo grande successo alla radio con “Gran varietà” o in televisione, dove ebbe a condurre  anche un edizione di “Fantastico 4” nel 1983 e “Club ’92”.

Il suo successo non mancò neanche al cinena, dove esordì a fianco di Gassman in “Brancaleone alle Crociate”,  con ben  tre ruoli: il dannato Pattume, Colombino e la Morte. Pochi anni dopo, nel 1976, si affermò con il cult “Febbre da cavallo”, nel quale  interpretava lo sfortunato scommettitore Bruno Fioretti, detto “Mandrake”.

Da regista lo ricordiamo nel 1990 in una delle prime sitcom italiane, “Villa Arzilla”  che riunendo alcuni grandi attori e attrici del passato come Giustino Durano, Fiorenzo Fiorentini, Ernesto Calindri, Marisa Merlini e Caterina Boratto, affrontò in modo leggero le  vicende di un gruppo di anziani in una casa di riposo, partecipando anche come attore con dei preziosi camei nel ruolo di giardiniere.

Infine, proprio durante questa pandemia  aveva rivolto il suo appello “ai nonni d’Italia” perché non si mettessero a rischio di contagio del pericoloso virus che sta tormentando i nostri tempi.

Gigi Proietti in una sua affermazione riferita a Shakespeare, che tanto amava, diceva: “I classici sono tali perché non chiudono, non finiscono mai di interessare”. Ecco,   facendo nostro questo suo pensiero che può ben adattarsi a lui, possiamo dire che è stato fin qui grande e sempre lo sarà nella memoria di tutti noi.

Unanime il cordoglio degli amici e colleghi, così come delle istituzioni. Ancora non si conosce la data del suo funerale, ma la famiglia assicura che sarà ricordato come egli merita.

Informazioni su Sebastiano Di Mauro (440 Articoli)
Sebastiano Di Mauro nasce ad Acireale (CT) nel 1954 dove ha vissuto fino a circa 18 anni. Dopo si trasferisce, per brevi periodi, prima a Roma, poi a Piacenza e infine a Milano dove vive, ininterrottamente dal 1974. Ha lavorato per lunghi anni alle dipendenze dello Stato. Nel 2006, per strane coincidenze, decide di dedicarsi al giornalismo online occupandosi prima di una redazione a Como e successivamente a Milano, coordinando diverse redazioni nazionali. Attualmente ha l'incarico di caporedattore di questa testata coordinando i vari collaboratori sul territorio nazionale.
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