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Giusto la fine del mondo: l’incomunicabilità secondo Lagarce

Giusto la fine del mondo di Jean-Luc Lagarce – magnifico drammaturgo francese scomparso prematuramente all’età di 38 anni – per la regia di Francesco Frangipane con Anna Bonaiuto, Alessandro Tedeschi, Barbara Ronchi, Vincenzo De Michele e Angela Curri, resterà in scena al Piccolo Teatro Eliseo di Roma fino a domenica 1° marzo.

Giusto la fine del mondo è uno dei quattro testi di Lagarce che sono stati tradotti in italiano da Franco Quadri (sua, infatti, la traduzione messa in scena da Frangipane) e contenuti in Jean-Luc Lagarce Teatro 1 edito da UbuLibri (purtroppo fuori catalogo). Molti se ne ricorderanno per l’adattamento cinematografico realizzato da Xavier Dolan nel 2016 con il titolo È solo la fine del mondo.

Lagarce racconta con estrema delicatezza e discrezione la storia di uomo di nome Louis – malato di Aids e prossimo alla morte – che dopo essere stato lontano da casa per diversi anni, torna per comunicare ai suoi familiari la notizia della sua malattia e della sua imminente morte. Ad aspettarlo trova la madre vedova, i due fratelli Antoine e Suzanne, e la cognata Catherine. Louis andrà via la stessa sera, senza aver comunicato ai suoi la ‘mera’ notizia. Cinque personaggi che comunicano non dicendosi nulla. Un testo così ben costruito che dice tutto dando l’impressione di non dire nulla, se non attraverso l’esternazione di quel silenzio reboante che ogni personaggio si porta dentro.

La regia di Frangipane è molto ben costruita. Pulita, lineare e funzionale al testo.