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La Divina Commedia Opera Musical: emozionante, poetica, ritmica, comprensibile, educativa

Scegliere di andare o ricevere un invito per uno spettacolo con un titolo come “La divina Commedia” può risultare spesso un rischio, sopratutto per i più giovani. Non è infatti da escludere di annoiarsi o peggio di addormentarsi durante lo spettacolo.

Se però avete la curiosità di vederne uno in particolare, è ciò che non potrà accadere con la Divina Commedia Opera Musical, regia di Andrea Ortis. Uno spettacolo per tutti: emozionante, poetico, ritmico, comprensibile, educativo. Quest’ultimo aggettivo è la sensazione che più si apprezza.

Alla replica dell’ 8 marzo il cast ha rappresentato lo spettacolo con un buon livello di energia, e le perlessità iniziali che potevano far  temere di “osservare” uno spettacolo principalmente narrato da proiezioni video, performance e qualche pezzo narrato, invece,  più scorrevano i minuti e più ci si accorgeva, con sorpresa, che quanto accadeva sotto ai nostri occhi si riusciva a seguire in modo più che regolare.

Bravi gli attori tutti, la cui arte è stata evidente in tutti gli aspetti delle perfomance. Un apprezzamento particolare si può e si deve dare ad  Andrea Ortis, che nei panni di “Virgilio”, recita i versi danteschi, appoggiando  in modo impeccabile il senso della scena con il talento della sua personalità.

Straordinaria anche la rappresentazione e il balletto di Paolo e Francesca, che fa arrivare dritto al cuore forti emozioni.

Altra emozione, di tristezza però, è arrivata nel canto XIII, nella selva dei suicidi in cui il bravissimo  Daniele Venturini, che interpreta e racconta la storia di Pier Delle Vigne. Il meritato applauso, partito spontaneamente, è stato interrotto dal ritmo insindacabile della regia.

Goduria è sentire la potenza dei versi di Dante  ancora oggi e, a maggior ragione, sentirli arrivare chiari, puliti, forti in un epoca ricca di confusione e approssimazione.  Ci si riferisce principalmente al modo di comunicare, che con l’avvento di internet, è diventato sempre più veloce e istantaneo, ma spesso superficiale.

Si constata, infine, con enorme piacere, vedere tra il pubblico tanti giovani: ragazzi e ragazze organizzati in gruppo, segno che la “storia italiana”, per quanto possa essere vecchia come parola, è necessaria.

Riteniamo, per quanto ci è stato dato di capire da quella replica, che la  massima resa di questo lavoro si possa avere in un teatro con un’acustica migliore: unico elemento che più di una volta limitava la potenza dello spettacolo.

Buone le grafiche e le proiezioni, in alcuni momenti riuscivano a fondersi perfettamente con la scenografia; la coreografia poi, potrebbe benissimo essere “opera rock e  non necessariamemte  musical”. Ma questo è solo un vezzo di chi scrive.