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La prima pandemia della globalizzazione: quale mondo dopo il Coronavirus?

Milano, 16 ottobre 2020– L’attuale crisi pandemica viene spesso etichettata come “inedita” o senza precedenti, ma non è affatto così. Le pandemie sono da sempre state una costante nella storia dell’uomo. L’unica differenza è che per molti anni non hanno coinvolto i Paesi più sviluppati e per la prima volta grazie alla globalizzazione, un virus ha potuto circolare in tutto il mondo ad una velocità che era impensabile quando le barriere di spazio e di tempo erano molto più pesanti. Ma cosa ci può insegnare la storia dalle esperienze passate? Come hanno reagito i popoli, le nazioni, le economie alla diffusione di virus anche più letali ed aggressivi di quello che stiamo sperimentando in questi giorni?  

“Il Mondo è cambiato, per la nostra generazione e per quella che seguirà ci sarà un prima e un dopo questa pandemia di Covid Sars 2”. Si apre così, con la dichiarazione di Sergio Abrignani Direttore Scientifico e Professore, INGM e Università Statale di Milano il terzo webinar del ciclo di incontri “Invernizzi per il Futuro” organizzato e promosso dalla Fondazione Romeo ed Enrica Invernizzi. 

Come sono state gestite nel passato le grandi pandemie a cui l’uomo ha dovuto fare fronte? In che modo, partendo da una situazione di estrema difficoltà, l’uomo è stato in grado di andare avanti, ri-costruendosi ancora e ancora?

Facciamo chiarezza: Le epidemie del passato che conosciamo sono solo quelle che hanno avuto una gravità enorme e hanno fatto calcolare un numero di morti talmente alto ed elevato da essere segnalate dagli storici del tempo- dichiara il il Professor Alessandro Barbero, Storico Scrittore e Professore Ordinario di Storia medievale Università degli Studi del Piemonte Orientale e Vercelli. Le popolazioni del passato vivevano in condizioni molto più precarie rispetto a quelle in cui viviamo noi, per mezzi, lunghezza della vita, alimentazione e conoscenza di malattie molto limitata ed igiene. Era più frequente morire di malattie che oggi curiamo, come raffreddori, febbri ecc.

In certi momenti dell’anno aumentavano i picchi di queste malattie, non ci si faceva nemmeno troppo caso, tutto rientrava in una sorta di normalità a cui le popolazioni erano abituate. Negli annali storici, si parla molto di più di mutamenti vari, di cambiamenti climatici di problematiche interne alle varie cittadine rispetto a quanto si potrebbe sapere sul numero di morti a causa di una malattia stagionale. Il cronista del tempo infatti non sempre ha riportato “che nell’anno x erano morte più persone  del solito” – spiega Alessandro Barbero. “Siamo noi con i nostri studi e approfondimenti che facciamo ricerca volta a capire come in passato tutto veniva vissuto in modo differente”. 

Sicuramente la storia ha mostrato come l’uomo si sia sempre accorto delle epidemie. “Se potessimo ipotizzare l’epidemia che stiamo vivendo di Sars Covid 2 nel passato, sappiamo che molto probabilmente in altri secoli sarebbe stata notata in modo diverso, in passato ci si accorgeva di epidemie che uccidevano tanta gente, ovvero quelle pandemie con tassi di letalità altissimi”.

Come supereremo questa pandemia dal punto di vista sociale ed economico? 

“La storia non ha leggi, non possiamo dedurre che cosa succederà, le epidemie come le guerre, segnano un punto di non ritorno: si vede se la solidità di un sistema umano regge oppure no”, conclude Barbero.

Le epidemie sono quindi come uno stress test, arrivano e fanno stress a tutto, chi è forte avanza e sopravvive, chi non lo è, è destinato a soccombere” aggiunge Abrignani. 

Difficile, ovviamente, prevedere, con certezza, cosa succederà. Tanti sono convinti che niente sarà più uguale a prima, che la pandemia ha segnato un punto di non ritorno tanto che società, economia e addirittura ruolo dei governi cambieranno per sempre. Secondo altri vedremo emergere una società più solidale e un nuovo modello economico, vantaggioso per tutti insieme a un maggiore spirito di cooperazione internazionale, dove il contrasto al cambiamento climatico diventerà questione sempre più centrale.