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La secchezza oculare: semplice disagio o malattia?

La disfunzione lacrimale A? un disturbo relativamente comune, anche se spesso sottovalutato: si stima infatti che fra il 12 e il 16% della popolazione italiana, con una maggior prevalenza nel sesso femminile, soffra di disturbi riconducibili alla��occhio secco, come la disfunzione lacrimale, meglio conosciuta dal grande pubblico.

Per indirizzare verso un corretto percorso diagnostico il paziente che lamenti fastidi oculari come bruciori, secchezza, sensazione di sabbia negli occhi, fotofobia, il Gruppo P.I.C.A.S.S.O. (Partners Italiani per la Correzione delle Alterazioni del Sistema di Superficie Oculare) promuove lo smart test, un’autovalutazione grazie alla quale A? possibile misurare la probabilitA� di soffrire di occhio secco.

Ne hanno parlato oggi a Milano quattro emeriti specialisti della materia provenienti da diverse parti d’Italia: la dott.ssa Emilia Cantera a�� Ospedale Israelitico, Roma, la dott.ssa Rita Mencucci a�� Clinica Oculistica di Firenze, il prof. Maurizio Rolando a�� Centro Superficie Oculare, IsPre Oftalmica, Genova e la dott.ssa Pierangela Rubino a�� Dirigente Medico, AOU di Parma.

a�?Si tratta di un questionario, messo a punto dai colleghi Chalmers, Begley e Caffery, di semplice utilizzo che indaga la frequenza con cui si presentano sintomi come secchezza oculare, fastidio e lacrimazione eccessiva e la��intensitA� della secchezza e del fastidio nelle ultime ore della giornata. a�� spiega il professor Maurizio Rolando, del Centro Superficie Oculare, IsPre Oftalmica di Genova – Il paziente assegna un punteggio da 0 a 4 o a 5 a ciascun sintomo. Se il punteggio complessivo supera la soglia di 6 A? probabile che ci sia un problema di occhio secco ed A? bene che la��interessato si rivolga allo specialistaa�?. Ovviamente maggiore A? il punteggio totalizzato e maggiori saranno le probabilitA� che la diagnosi sia corretta. a�?Quando poi il punteggio superi il valore di 12 – aggiunge la��esperto – A? necessario valutare il paziente con particolare attenzione e sottoporlo a ulteriori accertamenti per escludere la presenza di una sindrome di Sjogrena�?. Questa��ultima, una malattia autoimmune che provoca una disfunzione delle ghiandole lacrimali e salivari, A? fortunatamente responsabile solo di una piccola parte dei casi di occhio secco. In generale si puA? dire che la disfunzione lacrimale dipende da una rottura della��omeostasi del sistema di superficie oculare, normalmente garantita dalla presenza di una sufficiente quantitA� di lacrime.

a�?La��assenza di una di queste condizioni, qualsiasi sia la causa, A? alla��origine della Sindrome da Disfunzione Lacrimale. a�� afferma Rolando – Se il Sistema della Superficie Oculare non A? in grado di adattarsi e correggere rapidamente questa condizione di a�?malfunzionamentoa�?, entra in un circolo vizioso che porta alla��instaurarsi del danno e successivamente alla malattia. Il paziente con disfunzione lacrimale presenta sempre i segni tipici del fallimento del sistema: instabilitA� lacrimale, sofferenza epiteliale e infiammazionea�?. Col passare del tempo la��infiammazione tende a coinvolgere anche le fibre nervose corneali e le ghiandole delle palpebre, innescando e mantenendo molteplici circoli viziosi. In questa condizione la��infiammazione rappresenta un elemento-chiave, indipendentemente dai fattori che la provocano.

Per una corretta gestione della��occhio secco A? fondamentale che il paziente faccia riferimento a un oculista, anche perchA� i sintomi lamentati possono essere comuni ad altre patologie ed A? quindi necessaria la valutazione dello specialista. a�?Spesso i pazienti riferiscono disturbi oculari, quali fotofobia, sensazione di corpo estraneo, bruciore, prurito, secchezza, affaticamento oculare e dolore. a�� spiega la dottoressa Pierangela Rubino, Dirigente Medico, AOU di Parma -.A? anche possibile che si sviluppi rossore e, in alcuni casi, secrezione di muco. PiA? raramente viene riferita lacrimazione eccessiva, che A? presente soprattutto nei primi stadi della patologia e che A? da considerare una lacrimazione riflessa paradossa, dal momento che in caso di occhio secco la produzione basale di lacrime A? ridottaa�?.

a�?A? importante che il paziente comprenda che si tratta di una malattia caratterizzata da una��infiammazione cronica che, se non adeguatamente trattata, A? destinata a peggiorare. a�� ribadisce la dottoressa Emilia Cantera, della��Ospedale Israelitico di Roma – Deve inoltre avere ben chiaro che, trattandosi di una malattia cronica, avrA� necessitA� di una terapia altrettanto cronica che potrA� essere modificata in relazione ai risultati ottenutia�?. La��aderenza del paziente alla terapia A? infatti fondamentale per un buon risultato terapeutico.

a�?La��approccio proposto A? la cosiddetta terapia 3+2 che a�� spiega il professor Pasquale Aragona, ordinario di oftalmologia alla��UniversitA� di Messina a�� si fonda su tre cardini principali che fanno riferimento alle caratteristiche tipiche del dry eye: la��alterazione del film lacrimale, la sofferenza della��epitelio e la��infiammazione. A queste si associano altri due aspetti importanti per ridurre la��instabilitA� della superficie oculare, vale a dire la terapia delle palpebre quindi la��igiene palpebrale e una terapia che in qualche modo agisca sulla��innervazione della superficie ocularea�?.

Per ripristinare il film lacrimale e le condizioni ottimali della��epitelio sono disponibili diverse formulazioni di lacrime artificiali. a�?Fra le sostanze impiegate per ripristinare il film lacrimale il gold standard A? senza dubbio rappresentato dalla��acido ialuronico, che deve possedere una viscositA� tale da essere simile quella delle lacrime in modo da consentire di ricostruire uno spessore del film lacrimale efficiente. a�� sottolinea il prof. Aragona – La��impiego di molecole come il trealosio, che A? in grado di stabilizzare la��ambiente intracellulare e di proteggere la cellula epiteliale dagli insulti provenienti dalla��ambiente esterno consente invece di stabilizzare la qualitA� della��epitelioa�?. Accanto alla terapia con i sostituti lacrimali, gli oculisti possono suggerire anche la��impiego di farmaci per controllare la��infiammazione, come gli steroidi locali utilizzati a cicli, e il ricorso a misure di igiene palpebrale, che puA? essere effettuata con impacchi caldo umidi e con la��eventuale impiego di antibiotici.

La secchezza oculare A? uno dei sintomi presenti anche nel periodo successivo a interventi di chirurgia oftalmica. Anche in questi casi la��approccio deve tenere conto di piA? fattori. a�?In particolare, a�� puntualizza la dottoressa Rita Mencucci, della Clinica Oculistica della��UniversitA� di Firenze – puA? essere molto utile curare la��igiene palpebrale nei pazienti con disfunzione delle ghiandole di Meibomio, evitare la��uso di colliri con vasocostrittori, instaurare, se possibile ancora prima della��intervento, una terapia con un sostituto lacrimale che vada ad agire su instabilitA� lacrimale, danno epiteliale e infiammazione (circolo vizioso) e protrarla anche nel postoperatorioa�?.

Il test si completa di alcune raccomandazioni del gruppo P.I.C.A.S.S.O.* per limitare i disturbi dovuti al manifestarsi della��occhio secco quali:

A� idratare la��occhio adeguatamente con sostituti lacrimali/colliri ad azione completa;
A� evitare di stare a lungo in ambienti secchi (riscaldamento, aria condizionata) che peggiorano i sintomi;
A� evitare la��esposizione diretta a fonti di aria o di calore;
A� ricordarsi di chiudere gli occhi per qualche secondo quando si legge, si lavora al computer o si A? molto concentrati in qualche attivitA�;
A� umidificare gli ambienti in cui si abita e si lavora;
A� evitare la��utilizzo di lenti a contatto finchA� non si ristabilizza la salute della superficie oculare.

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