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La sfida del presidente Lardieri al Municipio 9 di Milano, dove prevale la politica del fare

Si dice sempre parlando che contano i fatti e non le parole, perché a chiacchiere si può cambiare il mondo, poi nella realtà tra il dire ed il fare ci sta sempre di mezzo il mare. Ci si scontra nel mare delle difficoltà dovute ad inghippi burocratici, ad ostruzionismi vari per invidia, incapacità compresa l’ignoranza generata da arroganza e presunzione, tutte “qualità” che ostacolano, e non poco, la migliore delle intenzioni e spesso riescono perfino a vanificare gli sforzi di voler cambiare le cose.

Non sto gongolando con un gioco di parole senza alla fine voler dire nulla, ma semplicemente facendo le premesse per delle osservazioni di alcune settimane su una persona che sta al governo di un area vasta quanto una media città italiana, in quanto a numero di abitanti, e mi riferisco a Giuseppe Lardieri, presidente del Municipio 9 di Milano, che con i fatti sta dimostrando di avere a cuore la zona e di voler dare una svolta di qualità.

Non è stato casuale incontrarlo, ma ho cercato il dialogo con lui e ho trovato una porta aperta e poi costantemente si è continuato a dialogare per evidenziare piccoli e grandi problemi che i vari quartieri della zona possono avere.

Dialogando ci si è trovati concordi nella constatazione che accanto alle mille cose che non vanno vi sono centinaia di potenzialità che, opportunamente valorizzate, possono rappresentare un opportunità di lavoro, di integrazione, ma anche di interscambio culturale e base di partenza per trovare un dialogo che conduca alla collaborazione tra istituzione e cittadini.

Questa è l’idea che ha questo “strano” politico che viaggia un po’ controcorrente e a fatica risale la corrente delle tradizioni, delle consuetudini che lascia perplessi perfino i suoi più stretti collaboratori.

Non è nuovo il fatto che chi esce dai ranghi viene guardato male, qualcosa di simile successe in vaticano con Papa Luciani nel passato e sta succedendo con Francesco alla guida di uno stato che si vuole rinnovare incontrando la resistenza della curia. Il paragone forse stride ma è volutamente esagerato perché stimoli le reazioni ed è teso a dimostrare che tra persone intelligenti, se si cerca di analizzare con obiettività determinate situazioni, si riesce sempre a trovare soluzioni che vanno oltre la critica fine a se stessa e pervenire a soluzioni che possono non essere quelle che ci aspettavamo, ma sono pur sempre delle soluzioni.

Per cambiare davvero le cose, non bastano solo dei buoni propositi, perché generalmente tutti hanno dei propositi, ma saper capire come agire basandosi sulle reali possibilità nel rispetto dei ruoli.

Giuseppe Lardieri si propone di riuscire a far comprendere il concetto di concretezza e partecipazione, per dare senso al suo mandato. Specificatamente quello che chiede e maggiore partecipazione da parte dei cittadini perchè ci sia un osmosi di idee concrete che poi potranno trovare realizzazione. Ma tutto ciò, ci tiene a precisare il presidente, non a fini di opportunità politica, perché se si crede in qualcosa si porta avanti a prescindere dal colore politico, ma per rispettare il mandato avuto dagli elettori. In quest’ottica, anche gli avversari politici devono piegarsi alla volontà espressa col voto popolare, perché fino a prova contraria la “sovranità” appartiene al popolo e quindi necessita essere leali per remare tutti nella stessa direzione.

Spesso non si tratta di avere o meno il coraggio e la determinazione di prendere decisioni anche impopolari, ma di valutare cosa sia meglio per tutti e quindi assumere una posizione di compromesso. Il politico saggio, così come fa il buon padre di famiglia, a cui si deve ispirare, evita posizioni estreme che possano generare attriti e portare inutili battaglie, dove non ci sono né vincitori né vinti, ma solo sconfitti. La priorità deve essere l’interesse di tutti e non di pochi, perché la mia libertà finisce là dove inizia la libertà di un altro. Solo retorica? No, solo convinzione che il dialogo può arrivare a trovare soluzioni che possano dare soddisfazione a tutti, sia pure tutti debbano rinunciare a parte dei suoi diritti.

Ho potuto constatare in diverse occasioni che Giuseppe Lardieri è vero, non finto, è diretto e a volte anche sanguigno perché figlio di un Sud che lascia tracce profonde e indelebili nel nostro modo di essere e sono sicuro, pur non avendolo conosciuto prima, che è stato così anche nei precedenti incarichi perché spontaneamente esprime se stesso e non la becera voglia di mettersi in mostra fine a se stessa. E’ la voglia di cambiamento del sistema di far politica che lo fa essere innovativo e controcorrente, per questo interessante, forse perfino anticonvenzionale ma in modalità convenzionale ne troviamo quanti ne vogliamo.

Non è difficile che in questo suo modo di essere può incontrare difficoltà al suo stesso interno e l’unico aiuto a continuare può venire dal basso e servirà ad avviare un processo lungo ma che troverà la convinzione di tutti e quindi quello che si realizza sarà duraturo.

Solo a titolo di esempio, ma non sono certo le uniche cose che ha affrontato e risolto in questi giorni:
fatto ripartire l’impianto idrico nel parchetto di Via Broglio, dimenticato dalla nuova gestione del servizio; ripulito il marciapiede di Via Besozzi, dove dopo il taglio dell’erba si erano dimenticati di pulire; ripulita una brutta scritta su una strada della zona.

Un po’ più lunga e laboriosa sarà la procedura per regolamentare o trovare un altra sistemazione all’area cani nel parco di Via Acerenza, angolo Maffucci che è diventato un vero problema di quiete pubblica da gestire. Infine un po’ di preoccupazione per l’immobile occupato in Piazza Alfieri ad opera del gruppo anarchico Casa Brancaleone, di cui è stato riferito in altro reportage, che però è sotto controllo dell’autorità di pubblica sicurezza con la quale il presidente è costantemente in contatto.

In definitiva la sfida che lancia Lardieri è che INSIEME SI PUO’ per questo vuole stimolare gli abitanti della zona a partecipare attivamente nella gestione, facendoli sentire parte integrante del sistema senza frapporre barriere che separano.

Dopo la bufera di vento ed acqua di questa notte il presidente con l’autovera propria e senza spendere un centesimo pubblico ha fatto il giro dei quartieri della zona, trovando diverse cose che anadavano segnalate urgentemente, come oggetti abbandonati, pozzetti che non ricevono l’acqua, buche ecc. L’Amsa ha già effettuato e risolto tutti gli interventi richiesti. A questa pagina è possibile vedere dei video e tanto altro:
https://www.facebook.com/131441205592/posts/10158927636030593

Concludendo diiremo che sicuranente è un lavoro lungo e lento che dipenderà da quante “sentinelle” vorranno volontariamente attivarsi.

Il percorso è appena iniziato,  è in salita ma c’è la voglia di riuscire.

Informazioni su Sebastiano Di Mauro (404 Articoli)
Sebastiano Di Mauro nasce ad Acireale (CT) nel 1954 dove ha vissuto fino a circa 18 anni. Dopo si trasferisce, per brevi periodi, prima a Roma, poi a Piacenza e infine a Milano dove vive, ininterrottamente dal 1974. Ha lavorato per lunghi anni alle dipendenze dello Stato. Nel 2006, per strane coincidenze, decide di dedicarsi al giornalismo online occupandosi prima di una redazione a Como e successivamente a Milano, coordinando diverse redazioni nazionali. Attualmente ha l'incarico di caporedattore di questa testata coordinando i vari collaboratori sul territorio nazionale.
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