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La straordinaria musica di Pino Daniele rivive grazie ai Musicanti

Sabato 23 e domenica 24 Febbraio è andato in scena al Teatro Colosseo di Torino il musical “I Musicanti”, un affresco della Napoli tanto cara al cantautore partenopeo. Na Tazzulella ’e cafè, A me me piace ’o blues, I say I sto ’ccà, Napule è, Viento, Yes I know my way, Je so pazzo, Cammina cammina, Lazzari felici, Musica musica, Tutta n’ata storia, Quanno chiove sono solo alcune delle splendide canzoni di Daniele scelte per raccontare la storia del giovane Antonio (Alessandro D’Auria)  che torna nella terra natia dopo la morte del padre e che cerca di salvare il locale ereditato dalla chiusura e dalle grinfie del mafioso locale, O Scic.

Il musical è stato curato dal direttore artistico Fabio Massimo Colasanti, grande amico di Pino, che definisce Musicanti non solo un omaggio, ma un’occasione per «colmare il vuoto artistico e ‘familiare’ che ha lasciato la prematura scomparsa di Pino Daniele».

Le canzoni diventano dei quadri viventi in cui si muovono talentuosi artisti, Noemi Smorra (Anna), Alessandro D’Auria (Antonio), Maria Letizia Gorga (Donna Concetta), Simona Capozzi (Rita), Pietro Pignatelli (Dummì), Enzo Casertano (Tatà), Francesco Viglietti (Teresina), Leandro Amato (‘O Scic), Ciro Capano (Nonno), accompagnati sul palco da una band d’eccezione, composta da celebri musicisti “amici” di Pino, Fabio Massimo Colasanti, chitarra; Roberto d’Aquino, basso; Fabrizio De Melis, viola; Alfredo Golino, batteria; Hossam Ramzy, percussioni; Simone Salza, sax; Elisabetta Serio, pianoforte-tastiere. Straordinario è anche l’utilizzo delle luci di Marco Palmieri.

Musicanti racconta una favola, una bella favola, ambientata in una Napoli meravigliosamente disordinata, a volte amareggiata, ma sempre colorata e viva.  La storia è ambientata negli anni ‘70 per poter rispettare l’originalità delle esecuzioni e del periodo in cui le musiche sono state composte. Drammaturgia e tradizione teatrale partenopea – la sceneggiata – si mescolano: sembra di vivere all’interno di uno dei vicoli del centro storico, in un luogo denso di cultura ma ricco di contraddizioni. Una Napoli antica e moderna insieme in cui il blues si contamina con la “tamurriata”.

Si narra che gli emigranti, che nell’Ottocento partivano verso L’America alla ricerca di una vita migliore, portassero con sé un gomitolo di lana e che ne tenessero un capo, lasciando l’altro ad un parente che restava sul molo. Man mano che la nave lasciava il porto, il gomitolo si srotolava fino a quando il filo si spezzava.

Ebbene, quel filo che Pino Daniele ha portato con sé non si è rotto, ma continua a tenerlo legato strettamente al suo pubblico che ha tributato applausi a scena aperta per aver respirato quel blues che solo il grande Pino Daniele sapeva ricreare.