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Metamateria, una mostra sul panorama industriale degli anni postbellici

Nel panorama industriale italiano degli anni ’50 e ’60 del Novecento, sotto la spinta propulsiva della ricostruzione postbellica, l’arte e l’industria danno vita ad un eccezionale connubio in grado di analizzare e interpretare i bisogni di un Paese mosso da una voglia inarrestabile di rigenerazione e progresso. La sperimentazione e l’affinamento dei nuovi materiali, portano l’industria ad uno sviluppo esponenziale che la caratterizza quale catalizzatore economico dell’intero Paese.

L’impatto dell’industrializzazione coinvolge direttamente anche l’arte che, nel tentativo di liberarsi dai canoni tradizionali del proprio fare, sperimenta nuove tecniche di produzione utilizzando materiali di recupero industriale.

La scultura in particolare, tesa a superare il suo legame con la figurazione, trova nelle materie d’industria degli alleati per fare di se stessa una costruzione plastica in grado di colloquiare con lo spazio, di rappresentare la poesia della forma, di appropriarsi dell’alternarsi ritmico della luce e delle ombre e di riuscire ad essere una libera estensione e rappresentare, cosA�, lo slancio propulsivo che caratterizza la societA� di quegli anni.

I prodotti della civiltA� industriale diventano materia duttile e versatile nelle mani degli artisti, che li plasmano in forme pure in cui racchiudere la forza creatrice. La metamorfosi della materia, il suo trasformarsi da prodotto strettamente pratico e strumentale a forma dello spirito, dA� il titolo alla mostra “MetaMateria”, che analizza il rapporto instauratosi tra la scultura e l’industria attraverso le opere e la testimonianza diretta di cinque artisti contemporanei: Eugenio Carmi, Luigi Gheno, Beverly Pepper, Arnaldo Pomodoro e Sinisca.

Protagonisti di una stagione culturale straordinaria, non solo reinterpretano i materiali seguendo un cambiamento epocale, ma entrano a contatto con il mondo dell’industrializzazione mettendo al centro della loro ricerca artistica e tecnica l’uomo, l’operaio e gli spazi della fabbrica.

Gli artisti presenti in mostra, esponenti di spicco delle ricerche formali degli anni ’60, vivono l’esperienza industriale in modi diversi, ma tutti sanno cogliere le trasformazioni sociali e ambientali di un’Italia che sta cambiando il suo volto durante il boom economico.

Il confronto tra le tecniche di produzione industriale e il sapere tecnico-artistico, porta anche alla scoperta e alla sperimentazione di nuove soluzioni nei meccanismi produttivi.

Dall’ambiente siderurgico i cinque protagonisti traggono spunto creativo e cercano di rigenerarne i meccanismi, le misure, l’organizzazione, le possibilitA�. Assorbono gli ambienti quanto piA? possono, instaurando rapporti umani profondi con chi vi lavora. La loro storia ci insegna che la creativitA� e il valore umano non si coltivano solo in paesaggi assolati o in ambienti ovattati, ma traggono ancora piA? forza e motivazione in luoghi di sudore e di fatica, luoghi in cui speranze e bisogni sono ancora materiali e forme futuribili da forgiare.

Gruppogmgprogettocultura

Sabrina Fiorino – Claudia Canalini – Nicoletta Provenzano

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