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Pinocchio: individualismo contemporaneo egoista e ammaliamento dal denaro

Ha debuttato ieri 28 aprile al Teatro India (Roma) l’intelligente riscrittura, ad opera di Joël Pommerat, di uno dei racconti più conosciuti di tutti tempi: Pinocchio, diretta da Fabrizio Arcuri. Nel cast Luca Antavilla, Valerio Amoroso, Matteo Angius, Gabriele Benedetti, Elena Callegari, Irene Canali, Rita MaffeiAida Talliente e Sandro Plaino.

Dopo aver visto e apprezzato Cenerentola (stesso drammaturgo, regia e cast) siamo andati a vedere anche Pinocchio.

In Pinocchio, la presenza del narratore – figura a cui Pommerat nei sui tre allestimenti – Le Petit Cheperon Rouge (Cappuccetto Rosso – 2004), Pinocchio (2008) e Cendrillon (Cenerentola – 2011) dà un “peso” non indifferente, come abbiamo spiegato nella recensione su Cenerentola – introduce e commenta l’azione e spesso rievoca il teatro epico di Brecht, anche se in questo caso è anche molto evidente che egli partecipa in un gioco metateatrale.

Pinocchio è rappresentato come un attivo artefice del suo destino. Egli rappresenta contemporaneamente una tappa dello sviluppo del bambino, e più ampiamente una certa ideologia contemporanea della onnipotenza individuale. Tutto ciò mettendo in evidenza la modernità e la ricchezza del racconto di Carlo Collodi, lontano dalla semplice bambinata. 

Lo stesso Pommerat afferma:

[…] Il Pinoccho di Collodi, quello che ho manipolato, è un essere prigioniero delle sue pulsioni e del suo desiderio di consumo immediato. Mi ha fatto pensare ai bambini di oggi: dei bambini tiranni che vivono nell’onnipotenza. È in questo senso che un dato momento può incrociare una storia con una realtà contemporanea. […] Non è uno spettacolo che fa della morale, ma uno spettacolo che parla della morale. […] Non si può definire per l’eternità il bene e il male in maniera categorica. Si arriva talvolta a dei paradossi, una cosa che ci è sembrata buona può rivelarsi molto diversa in un’altra situazione. È questo che arriva alla fine di Pinocchio: egli tradisce suo padre, ma suo padre lo ringrazia. […][1]

l Pinocchio di Pommerat incarna un certo un certo individualismo contemporaneo egoista e ammaliato dal denaro. 

Qual è stata la rilettura di Arcuri attuata sul Pinocchio di Pommerat?

Arcuri sembra restare fedele all'”essenza” della riscrittura di Pommerat distanziandosene da un punto di vista “estetico” (soprattutto nei costumi) come è giusto che sia. Guardando video e foto dell’allestimento diretto da Pommerat quello che per prima risalta alla vista è la presenza di quella “poesia” che il drammaturgo e regista francese restituisce attraverso costumi curati nei minimi dettagli e atmosfere rarefatte che ricrea attraverso un sapiente disegno luci, atmosfere che ricordano, anche se vagamente, il celebre sceneggiato televisivo di Comencini: Le Avventure di Pinocchio (1972), al quale Pommerat – afferma – essersi in parte anche ispirato. Arcuri scegli di imboccare una strada diversa. Buona parte dello spettacolo sembra essere improvvisato tanto da “scadere” in alcuni punti in un caos da cui gli stessi attori ne vengono sopraffatti. Originali invece alcune trovate sceniche come ad esempio il naso che si allunga: un’asta con su scritto “N A SOOoo” che viene fatta sbucare da una quinta. Più Pinocchio mente più l’asta viene spinta in scena.

Noi di MondoPressing consigliamo la visione di entrambi gli allestimenti di Arcuri, in scena al Teatro India per le ultime due repliche oggi 29 aprile:

Pinocchio alle ore 17.00 e Cenerentola alle ore 21.00.

[1] Joël Pommerat, PinocchioArles Cedex/Paris, Actes Sud – Papiers Éditeur, 2015, p. 87.

La traduzione in italiano è a cura di Giorgio Volpe. Testo originale: […] Le Pinocchio de Collodi, celui que j’ai trituré, est un être prisonnier de ses pulsions et de son désir de consommation immédiate. Il m’a fait penser aux enfants d’aujourd’hui : des enfants-tyrans qui sont dans toute-puissance. C’est en ce sens qu’à un moment donné on peut croiser une histoire avec une réalité contemporaine. […]Ce n’est pas un spectacle qui fait la morale, mais un spectacle qui parle de la morale. […] On ne peut pas définir pour l’éternité le bien et le mal de manière catégorique. On arrive parfois à des paradoxes, une chose qui nous a paru bonne peut s’avérer très différente dans une autre situation. C’est ce qui arrive à la fin de Pinocchio: il trahit son père, mais son père l’en remercie. […].

Informazioni su Giorgio Volpe (117 Articoli)
Giorgio Volpe Redattore Spettacolo Nato nel 1990, amante dell’arte, soprattutto di quella scenica, si laurea nel 2013 in Scienze Umanistiche (Arti e Scienze dello Spettacolo - La Sapienza/Roma) con una tesi su “The Lion King – il musical” e nel 2018 consegue la specialistica in Lettere e Filosofia (Spettacolo, Moda e Arti Digitali - La Sapienza) con una tesi dal titolo "Teatro Ragazzi. Esperienze tra Italia e Francia". Quello della scrittura giornalistica è un hobby che gli permette di abbinare l’utile al dilettevole.