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Rogo di Aprilia: l’Osservatorio Nazionale Amianto presenta denuncia per accertare responsabilità

Latina, 11 agosto 2020 – Con una denuncia alla Procura della Repubblica di Latina, l’Osservatorio Nazionale Amianto agisce giudiziariamente per chiedere l’accertamento di tutte le responsabilità per il rogo dei depositi della Loas di Aprilia.

Non può essere un caso il susseguirsi di incendi, dall’Eco X nel maggio del 2017, fino a quelli più recenti, nell’asse industriale da Aprilia a Roma caratterizzato dalla presenza di siti ad alto rischio ambientale, tra cui industrie chimiche, ivi comprese le farmaceutiche, e di numerosi altri impianti a rischio. L’ONA chiede che ci sia una particolare attenzione mirata a garantire la sicurezza dei lavoratori, dei cittadini, ma anche delle imprese, in questo caso aveva più volte reclamato che gli impianti di stoccaggio dei rifiuti fossero collocati lontani dai centri abitati e fossero dotati di adeguate strutture antincendio.

La città di Aprilia si trova in una sacca, in cui vi è un ristagno causato dalla particolare conformazione geografica a ridosso dei Castelli Romani e con i venti del mare, con conseguente ricaduta delle polveri, in caso di incendio, come si è verificato, ancora, domenica e come si sta verificando in queste ore. Il rischio per la salubrità dell’ambiente è legato alla persistenza degli effetti della combustione, che rilascia nell’ambiente circostante una serie di sostanze nocive, tra cui: ossido di carbonio, anidride carbonica, anidride solforosa, acido cianidrico, idrogeno solforato, perossido di azoto, acido cloridrico, etc., con effetti permanenti, e conseguente esposizione che si protrae nel tempo, anche con ingestione dei prodotti agricoli.

L’Osservatorio ha da tempo rivolto un appello al Ministro dell’Ambiente, Gen. Sergio Costa e al Presidente della Regione Zingaretti, affinché alla luce anche di precedenti esperienze legate all’incendio Eco X e ad altri incendi, adottino opportuni strumenti di tutela in chiave preventiva. Allo stesso tempo plaude ai Vigili del Fuoco perché, per l’ennesima volta, si sono sacrificati tra fumi e fibre di amianto, e rinnova la richiesta al Ministro dell’Interno, affinché coloro che hanno contratto patologie tumorali perché esposti a materiali altamente dannosi per la salute, siano riconosciuti per causa di servizio e vittima del dovere, come ha confermato la recente sentenza del Tribunale di Trieste con condanna al riconoscimento di vittima del dovere per un vigile deceduto. https://www.osservatorioamianto.com/