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Terremoto Etna: Mongibello, croce e delizia delle sue pendici fa paura

Il venticinque Dicembre è un giorno contraddistinto da impegni di tutti i tipi; uno di quei giorni che iniziano presto e non si ha idea di quando finiscano. Il venticinque Dicembre è stato un giorno infinito per gran parte degli abitanti della provincia di Catania. Molti stavano già dormendo, qualcun altro era ancora con gli occhi ben aperti a fare il resoconto della giornata appena passata; ognuno con la sua vita, ognuno con i propri pensieri. Ma, quando alle 3:19 di quella notte la terra iniziò a tremare, fu come se gli stati d’animo di tutti si fossero sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda: quella della paura.

Sono soltanto pochi, devastanti, secondi; i quadri cadono, i muri si crepano, manca la corrente elettrica e tutti iniziano generalmente a svegliarsi. Le strade si popolano velocemente di auto, piene di persone che non hanno le idee chiarissime sul da farsi, ma che sicuramente non reputano più un posto sicuro casa propria. Altrettanto popolato diventa Whatsapp: iniziano ad arrivare i primi messaggi per sincerarsi della salute di amici e parenti. Qualcuno è stato più fortunato, altri un po’ meno; foto di bottiglie rotte a terra, crepe lungo le pareti, se non interi muri che in pochi secondi hanno smesso di esistere.

Sembra una metafora della vita: impieghi tanto a costruire, ottenere, qualcosa e bastano pochi attimi perché tutto vada in fumo; è la situazione che stanno vivendo centinaia di sfollati che in questi giorni popolano varie strutture messe a loro disposizione. Tra palazzetti dello sport, scuole e campi allestiti dalla protezione civile, anche chi si è ritrovato senza un punto di riferimento fortunatamente ne ha uno nuovo a cui guardare, seppur temporaneamente, in queste fredde giornate invernali.

Nonostante fosse qualche giorno che veniva registrata una frequente attività sismica da parte del vulcano Etna, la portata di questi eventi non è mai prevedibile. Le conseguenze del sisma, che si è abbattuto con una forza di magnitudo 4.8 della scala richter (diversa dalla scala Mercalli) sul territorio catanese, sono visibili soprattutto nelle frazioni di Fleri e Pennisi e nel comune di Zafferana Etnea e Santa Venerina; in modo abbastanza grottesco, proprio Pennisi, piccolo centro di villeggiatura del comune di Acireale, che ha come patrono Sant’Emidio, protettore dai terremoti, ha subito ingenti danni alla chiesa, il cui campanile è crolato abbattendosi sulla canonica, dove dormiva il parroco, rimasto illeso,  e alla statua del patrono stesso, che in questo caso non è riuscito a proteggere neppure se stesso.

Già atterrato in Sicilia il vicepremier Luigi Di Maio, impegnato nei sopralluoghi delle zone colpite, che ha promesso lo stanziamento dei fondi ai comuni per l’aiuto delle famiglie più sfortunate.

Seguiranno aggiornamenti.

Informazioni su Attilio Privitera (2 Articoli)
Attilio Privitera, più conosciuto come Mapri, nasce a Catania e vive ad Acireale (CT) dove è integrato nel tessuto sociale di quel luogo, legato ai luoghi narrati da Omero e più recentemente dal Verga. La sua cultura subisce l'influenza dei classici greci e quelli più contemporanei. Ha frequentato il Liceo delle Scienze Umane di Acireale ed è studente della facoltà di Scienze della comunicazioni all'Università degli Studi di Catania. I suoi interessi spaziano tra la Scienza e la Cultura, là dove l'uomo è protagonista.
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