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Un articolo pubblicato sull’Avvenire da Bianca Garavelli ‘Il Circo sull’Oceano’ di Di Lauro

Stefano Di Lauro, scrittore e regista teatrale, prende spunto dalla grande tradizione del romanzo ottocentesco per proporci la vasta narrazione di Troppo lontano per andarci e tornare (Exòrma), pagine 346, euro 16,50), in cui lo sperimentalismo sta nell’evocare strutture classiche, in cui molti personaggi si muovono su ampi sfondi spaziotemporali.

In particolare, è il romanzo di viaggio a fare da modello, al di fuori di ogni moda contemporanea; completa la scelta lo stile alto e sorvegliato, con una patina lessicale lievemente arcaica.

La storia comincia con l’inizio di un viaggio speciale: un piroscafo mercantile, che sta per salpare alla volta di Buenos Aires, ospita un singolare gruppo di passeggeri, formato da persone e animali, tra cui uno scimpanzé e una lupa. Non sarebbe possibile, né legale, ma questi ospiti portano con sé la propria casa, cioè un carrozzone che si può piazzare nella stiva: sono i componenti di un piccolo circo francese, l’Au Diable Vauvert, che hanno deciso di spingersi lontano dal loro territorio, in cerca di nuove esperienze.

In questo lungo viaggio nell’ignoto sono contenuti i viaggi individuali dei protagonisti, in una corolla di flashback che arricchisce senza appesantirlo il filo narrativo centrale. E c’è un altro importante inizio evocato già in apertura: quello del nuovo secolo, il Novecento che ormai è nella storia, visto che il viaggio del piroscafo inizia al crepuscolo del 31 dicembre 1899.

Su tutto aleggia la presenza della grande balena «bianca come lana» Mocha Dick, all’origine della leggenda trasformata in narrazione da Herman Melville, che non è solo un ricordo letterario, ma il simbolo della componente di mistero e rischio presenti in qualsiasi viaggio, anche il meno avventuroso. Nel nostro passato è spesso il senso del nostro presente: i personaggi di Di Lauro con le loro storie personali sono emblematici di propensioni e paure, debolezze e virtù.

A cominciare da Nounours, personaggio in cerca di sé, che trova il suo destino proprio nel piccolo circo. Lui è l’anima poetica del gruppo, che dà coesione al coro dei personaggi: la sua immaginazione lo sostiene e lo spinge a trovare analogie poetiche fra gli spettacoli dei suoi compagni e le gesta dei cavalieri di re Artù. Ostenta invece la sua gloriosa fisicità, esibendosi come sirena bicaudata, la «gigantesca meticcia» Mardea; così come Prosper, che vanta la sua capacità di pedalare su un alto triciclo, una versione spettacolare di velocipede.

È inclusa nella famiglia la scimpanzé Chouchou, che rallegra gli animi coi suoi larghi sorrisi dai denti gialli. Per Nounours il tendone del circo è «il ventre della balena», «insieme isola, ventre e barca», luogo di trasformazione di sé per eccellenza (che, in questo, fa ricordare anche il pescecane di Pinocchio). E durante il viaggio in questo circo reso barca delle meraviglie grazie al piroscafo Holy Steam (letteralmente, “sacro vapore”), abbiamo modo di scoprire che un tale essere esiste e può interagire con noi. La balena diventa così il simbolo dei cambiamenti in atto in un mondo fluido, sul punto di rivelare misteri tecnologici: prefigurazione del tempo attuale, ma ancora immerso in un’arcana magia.

STEFANO DI LAURO
È autore, regista e compositore. Nato a Bari, ha pubblicato “Eroine nient’altro da dichiarare” (2012) e “Dittico dell’amore osceno” (2011) per Shamba Edizioni; “La mosca nel bicchiere – La poetica di Carmelo Bene” (Icaro, 2007); “Opere” (Besa, 2006).
Come regista teatrale ha lavorato in Italia e all’estero. Autore di testi teatrali, adattamenti di opere straniere e riscritture di classici, ha anche realizzato opere di video-arte e documentari, e scritto musiche di scena affiancando numerosi progetti musicali e discografici. Ama i miti e per questo si definisce un mitonauta.

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