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Un morto e la piaga razzista dilagante, Inter Napoli non finisce mai

Quarantott’ore dopo, è ancora Inter – Napoli. Un morto (interista) in seguito all’assurdo raid di un gruppo di tifosi nerazzurri “sostenuti” da rappresentanti delle tifoserie di Varese e Nizza, ed una polemica, sacrosanta, opportuna ma potenzialmente già sterile sulla macchia del razzismo negli stadi italiani.

I fatti sono gravi ed è giusto si intervenga. Squalificato il Meazza per due due turni più un terzo a “curva chiusa”, è partita la carovana di dichiarazioni da ogni lato. Ha parlato Sala, poi Salvini, De Magistris, Gravina e tutto il resto della carovana. Episodi inspiegabili ed ingiustificabili dentro e fuori dal campo. Ululati ad ogni tocco di palla del “napoletano” Koulibaly, guerriglia, perchè è di guerriglia che si tratta, nell’area immediatamente prossima allo stadio.

Il problema, è indubbiamente di natura culturale, considerato che certi episodi, di stampo razzista, non sono nuovi in serie A, specialmente nelle gare in trasferta della compagine partenopea. Gravina, Presidente Figc, ha dichiarato che nonostante ci sia scappato il morto, il campionato non si fermerà, il che rende già abbastanza comprensibile la posizione delle istituzioni calcistiche in merito alla questione.

Salvini, intervenuto nel corso di una nota trasmissione televisiva, ha provato a minimizzare il fatto paragonando gli insulti a Koulibaly a quelli rivolti allo Juventino Bonucci in occasione della sua recente  apparizione a San Siro dopo l’esperienza in rossonero. Condannabili, entrambe le dinamiche, senza ombra di dubbio, ma accostarle e provare a stemperare l’animo marcatamente razzista di certe prese di posizione da stadio, e non solo, è operazione realisticamente di bassa levatura , morale e politica. La questione è serie ed assolutamente da non sottovalutare. Il cittadino cosi come il tifoso va educato, non di certo represso.

Ma quanto, a questo punto, le istituzioni, calcistiche e politiche, sono davvero disposte a mettere in campo programmi ed iniziative che vadano in quella direzione. Il calcio, si sa, ed è vero, è lo specchio di quello che succede nel paese. Riflette animi, passioni, reazioni ed istinti dei cittadini, di donne e uomini. E se oggi, il ritratto è da brividi, vuol dire che è arrivato il tempo di intervenire. Nei modi e nei tempi più opportuni. Perchè il calcio è un gioco, è sport, e non è giusto, morirne, soffrirne, o anche solo temerne le numerose e variegate sfumature.