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LE DUE ESPOSIZIONI ALLE STELLINE DI MILANO

      Sino a fine febbraio nelle due gallerie della Fondazione Stelline (corso Magenta 61 Milano) si possono vedere due diverse mostre particolari per i temi affrontati dagli artisti.
Nella Galleria 1 al piano rialzato Fulvio Di Piazza (Siracusa 1969), Marco Mazzoni (Tortona 1982) e Nicola Verlato (Verona 1965) riuniti in “La natura squisita, ai confini del Pop” interpretano, ognuno a modo suo, il concetto di Natura come sentimento d’infinito surreale.
I due curatori, Alberto Mattia Martini e Julie Kogler, hanno raccolto venticinque opere che riescono a trasportare gli spettatori in una atmosfera vitale che abbraccia tutto l’universo portandolo per mano in un viaggio affascinante, fantasioso al punto da farlo penetrare negli scenari surreali che gli artisti creano.
Questa è la prima volta che Fulvio, Marco e Nicola fanno una mostra insieme, così la selezione delle loro opere comprende quelle ormai storiche insieme a quelle inedite e affiora subito il gusto quasi Pop Surrealista ma il reale si sposa immediatamente, con l’ebbrezza suscitata dall’inconscio, al profondo essere che alberga in ognuno di noi raggiungendo, così, gli abissi dell’assoluto irrazionale.
L'arte non ripete cose visibili, ma rende visibile": questa è una frase di Paul Klee che si adatta benissimo al lavoro di questi tre artisti italiani che, lasciandosi guidare da un acuto spirito d’osservazione, analizzano le reciproche influenze esistenti tra l’Uomo, la Natura e l’Universo.
Ecco in poche parole gli artisti: Fulvio Di Piazza è un moderno e fantasmagorico Arcimboldo, Marco Mazzoni dipinge incroci fantastici tra figure umane e flora come allegoria di stregonerie taumaturgiche e Nicola Verlato “esplora la natura apocalittica della nostra era dove si scontrano le forze del Bene e del Male ribaltando il concetto di terra e cielo”.
Nella Galleria 2 dalle interessanti volte a botte in mattoni è allestita, sino a fine febbraio, un’altra esposizione interessante: la personale di Monica Marioni da titolo “Io sono”. I due curatori, Vittorio Sgarbi e Oliver Orest Tschirky, hanno riunito 10 opere di medie dimensioni disposte a anello per culminare in un lavoro monumentale di m 4x2 che rappresenta il riassunto e il completamento di tutte le altre creazioni.
Attraverso queste stampe digitali su cotone con interventi acrilici si compie un viaggio esplorativo nelle dinamiche perverse della mente dentro una quasi ossessionante sofferenza dovuta al rifiuto del Sé, sino al rigetto della propria fisicità.
Il circolo vizioso che costringe la mente a fare capriole quasi ossessive con un comportamento quotidianamente prostrato è spiegato così dalla Marioni: “Rappresento nelle mie opere il percorso che illustra la dinamica emotiva dello stato di conflitto tra razionalità e ossessione”.
Flavia Molinari

Orario | martedì / sabato, 10 – 20 ingresso libero
06-02-2012

MOSTRA DI CARLO MATTIOLI A BOLOGNA

MOSTRA DI CARLO MATTIOLI A BOLOGNA - Mondopressing  Febbraio  2012

INVITO alla MOSTRA

CARLO MATTIOLI AL MUSEO MORANDI

A cura di Simona Tosini Pizzetti
 

10 febbraio - 6 maggio 2012

Inaugurazione:
venerdì 10 febbraio, ore 18.00

Museo Morandi
Palazzo d'Accursio
Piazza Maggiore, 6  Bologna


04-02-2012

VALENTINO VAGO -DAL VISIBILE ALL'INVISIBILE :UN VIAGGIO VERSO L'INFINITO

VALENTINO VAGO -DAL VISIBILE ALL'INVISIBILE :UN VIAGGIO VERSO L'INFINITO - Mondopressing  Febbraio  2012
E luce fu! 
La prima volta che mi imbattei nelle opere di Valentino Vago fu alcuni anni fa fa invitato dalla Galleria dell’Annunciata di Sergio Grossetti, nome che mi ispirava fiducia perche figlio di quel famoso Bruno fondatore negli anni ’30 dell’istituzione omonima, protettore dei Chiaristi e in particolare gallerista di Angelo Del Bon di cui editò il catalogo generale con la collaborazione del collega fraterno del pittore Oreste Marini che, in veste di critico, considerava Del Bon il più lirico artista del suo tempo nel restituirci il primo valore assoluto della realta con le sue illuminazioni.
Ricordo che di Valentino Vago mi colpì all’ingresso una enorme tela nera con la quale l’artista riusciva a creare una grande luce; creare luce con il nero dando spiritualità alla materia di cui si perde la percezione,mi parve una cosa straordinaria per cui lo definii subito un artista illuminato dalla “Grazia”. Non sbagliai di molto perchè oggi ritrovo Valentino Vago in una mostra al Museo Diocesano di Milano curata, per muDi Contemporanea, dal suo direttore Paolo Biscottini: settanta opere che ripercorrono la vicenda artistica di Vago celebrandone l’ottantesimo compleanno. L’esposizione inizia con un olio su tavola figurativo eseguito da studente all’Accademia di Brera,
a seguire le opere ancora figurative esposte nel 1955 alla “VI Quadriennale d’Arte” di Roma. Particolarmente ricca è la produzione degli anni Sessanta in cui l’artista vira verso l’astrattismo e degli anni Settanta in cui irrompe la luce. Il pittore è affascinato dal mistero spirituale, dall’armonia e dall’indagine sulla bellezza; il colore si distende uniforme e intenso creando opere totalmente astratte. Mi paiono queste non legate all’iconografia religiosa solitamente intesa ma spazianti nel piu vasto mondo della spiritualità,facendomi tornare alla mente le parole del grande pittore Paul Klee: “L’arte non rappresenta il visibile ma l’invisibile che si cela nel visibile” e quindi direi il Creatore di tutto. L’esposizione termina con un video che testimonia i suoi interventi di pittura ambientale all’interno di edifici religiosi dalla Chiesa di San Giulio a Barlassina del 1982 a quella di Nostra Signora del Rosario consacrata nel 2008 a Doha, Qatar.
Un breve cenno biografico. Valentino Vago è nato a Barlassina (MI) nel 1931, frequenta l’Accademia di Brera, nel 1960 tiene la sua prima personale al Salone Annunciata di Milano (Galleria tutt’ora promotrice dell’artista, come nel 2009, con otto dipinti di oltre due metri) presentato da Guido Ballo che continua a promuoverlo con mostra. Da qui il suo lavoro si afferma come uno dei piu significativi della pittura italiana del secondo Novecento con importanti partecipazioni alle rassegne dei musei esteri di San Paolo, Colonia, Londra, Parigi, Francoforte, Berlino, Vienna. Milano gli ha dedicato due personali nel 1980 a Palazzo Reale e nel 1983 al PAC (Padiglione Arte Contemporanea).
È prevista nel 2012 la pubblicazione del “Catalogo Generale delle Opere Dipinte” edito da Skira (come quello che accompagna la mostra) con testi del comitato scientifico presieduto da Flavio Caroli e costituito da Flavio Arensi, Claudio Cerritelli, ChIara Gatti, Ornella Mignone, Giancarlo Santi.
 
Museo Diocesano – Corso di Porta Ticinese 95, Milano
fino al 12 febbraio 2012; orari: da martedi a domenica 10-18. Info: Tel 02-89420019 www.museodiocesano.it
 
Fabio Giuliani
02-02-2012

CONCLUSA LA MOSTRA ARTEMISIA CON PRESENZE DA RECORD

Milano, Palazzo Reale
22 settembre 2011 – 29 gennaio 2012
 
 
 la mostra “Artemisia Gentileschi. Storia di una passione ”, a cura di Roberto Contini e Francesco Solinas, promossa dal Comune di Milano – Cultura, Moda e Design e prodotta da Palazzo Reale con 24 ORE Cultura – GRUPPO 24 ORE in collaborazione con Cariparma – Crédit Agricole chiude con 172.549 visitatori, in 132 giorni di apertura con un media di 1.307 visitatori al giorno.  
 
Un grande successo di visitatori “reali”, ma anche di visitatori “virtuali” sui social media: la pagina della mostra su Facebook ha raggiunto 2346 fan e su Twitter è stato possibile seguire i commenti dei visitatori su @ArtimisiaLomi e con #artemisia.
           
Comune di Milano – Cultura, Moda, Design, Palazzo Reale e 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE ringraziano Cariparma – Crédit Agricole e Ferrarelle per il sostegno all’iniziativa e tutte le associazioni femminili che hanno collaborato: Fondazione Doppia Difesa, Fondazione Bellisario, Valore D e Di Nuovo Milano (associazione da cui è nato il movimento Se non ora quando).
 
 
01-02-2012

MOSTRA FOTOGRAFICA "LA MIA VERTIGINE"

Mostra Fotografica di Francesca Lo Bianco
a cura di Indira Fassioni
“Chi ha paura di cadere sentela vertigine.
Chi ha paura di lanciarsisente di non riuscire ad andare oltre i propri limiti.
Chi ha paura di lasciarsi andare ha paura di vivere.”
 
Nel cuore di Porta Romana, aperto da mattina a sera: Twelve il locale con "più anime", rinnova il suo amore per l'arte. Dopo la pausa natalizia, riprendono gli appuntamenti per amanti del bello, addetti ai lavori ma soprattutto per chi ha voglia di stupire i 5 sensi: gusto, olfatto, tatto, udito e vista.
Protagonista di questo mese è la fotografia: in mostra gli scatti di Francesca Lo Bianco: fugaci composizioni dall’ambientazione eclettica, dall’arcaica Calabria, terra natia dell’artista cosentina, alla moderna Milano, accomunati dal valore icastico degli elementi scelti per l’inquadratura: un albero, elementi della natura, oppure esseri umani che si inseriscono nel contesto caotico della metropoli; in questa selezione di sguardi l’artista mette in gioco se stessa e la sua visione del mondo, in un continuo confronto tra sé e il pubblico.
A sonorizzare l’aperitivo Deejay WestBanhof , eclettica nuova leva del panorama milanese, propone un percorso creativo che dal rock vibrante dei Led Zeppelin piuttosto che dei Rolling Stones, cresce in un'evoluzione virtuosa tra l'indie rock degli Arctic Monkeys e dei Wombats fino ad arrivare all'elettronica dei Justice e dei Soulwax, ogni tanto regalando piccoli cameo a capolavori ricercatissimi tra le piste internazionali e non.
Francesca Lo Bianco nasce a Cosenza. Trasferitasi nel capoluogo lombardo in tenera età, si affaccia al mondo della arti fin dall’adolescenza, allorché, ancora ignara delle riserve del futuro,
sviluppa un’affinità con la pittura, il disegno, la restaurazione. Durante il liceo, la curiosità si evolve in passione. E sulle orme del padre, che ha approfondito l’arte della fotografia e della filmografia, in veste privata, inizia le primigenie collaborazioni con amici.
I primi soggetti fotografici sono i paesaggi della sua regione natia, la Calabria, una terra brulla ed indomita, che pure sa offrire scorci di immortale bellezza a chi sappia cogliere la direzione giusta da cui osservare. E seguendo questa direzione, Francesca inizia a girovagare e ad esplorare lidi sempre più lontani ed esotici. Sempre in cerca di un angolo di realtà da catturare.
La fotografia diventa dapprima un pretesto per scappare, poi un’occasione per viaggiare, e infine l’unica possibilità di ritrovarsi.
 
In Mostra fino al Giovedì 16 Febbraio 2012
Vernissage Giovedì 9 Febbraio 2012, ore 19.00 
Twelve
Viale Sabotino 12, Milano
Ingresso libero
Tel. 02.89073876
31-01-2012